La storia di Giada: Amore malato, amore violento

Oggi raccontiamo un pezzo di vita di una giovane ragazza, che ha deciso di tenere l’anonimato per questa sua storia. Noi la chiameremo Giada, un nome come un altro.

Giada,vive nella penisola e ha avuto una vita molto particolare. Vissuta in una famiglia di giostrai, doveva vivere in una roulotte con il padre, dopo che la mamma aveva deciso di andare via per unirsi ad un circo. Il padre di Giada era un uomo che, oltre al suo lavoro, aveva un’altra passione, l’alcool. La protagonista della storia vuole molto bene a suo padre, definendolo comunque un buon padre. All’età di 21 anni, conosce un ragazzo, se ne innamora e decide di andare a convivere con lui, lasciando la roulotte del padre per una nuova e speranzosa vita insieme al suo amore.

All’inizio, come ogni convivenza le cose vanno bene, i due giovani ragazzi sono molto innamorati e affrontano la vita insieme felicemente. Ma più passa il tempo, più Luca (sempre nome di fantasia) diventa violento nei confronti di Giada. La picchia spesso e anche per un non nulla partono le botte.

“A volte bastava che si alzasse con il piede sbagliato o con la luna storta, trovava sempre la scusa per urlarmi e picchiarmi”, racconta Giada, “io non riuscivo ad andare via perché lo consideravo una persona malata, non volevo abbandonarlo in quella situazione”.

Giada era molto combattuta, era sicura che Luca l’amasse, ma che, per colpa di qualche malattia, le alzazze le mani. Non voleva abbandonarlo, volava aiutarlo.

Così passarono sei anni della sua vita, dove la voglia di scappare era tanta, ma, il sentimento che la legava a Luca, non le permetteva di farlo.

Al sesto anno, finalmente, Giada riuscì a capire che quella non era vita e che l’amore era un’altra cosa, quindi prese coraggio e andò via. Luca per un periodo continuò a cercarla, ma poi fortunatamente smise senza troppe complicazioni.

Ora Giada ha un nuovo compagno e si è rifatta una vita, ha capito che quello non era.

Per tutte quelle ragazza che come Giada stanno affrontando una situazione di violenza domestica, voglio farvi un piccolo quadro per farvi capire di che cosa si tratta, ma sopratutto come uscirne nei migliore dei modi.

Chi commette ripetutamente azioni violente fra le mura domestiche di solito ha un unico obiettivo: desidera porre la sua vittima in uno stato di “sudditanza”, perché vuole sentirsi potente e perché esercitare azioni di comando e di controllo su un membro della famiglia lo fa sentire appagato e sicuro di sé.

Uscire da questo problema è possibile. Prima di tutto la vittima deve rendersi conto che quello che sta accadendo fra le mura domestiche è un reato. Per arrivare a questa consapevolezza deve osservare e analizzare quello che le accade attorno, imparare ad essere obiettiva e giudicante nei confronti di chi sta abusando.

Esistono vari numeri di associazioni che possono aiutarvi ad uscirne sane e salve tra queste un breve elenco:

Carabinieri:  telefono 112

Rete nazionale antiviolenza . Telefono : 1522

Messo a disposizione dal dipartimento delle pari opportunità che risponde 24h su 24 per 365 giorni l’anno.

Non scambiamo la violenza con l’amore cerchiamo aiuto prima che sia troppo tardi.

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