Lettera dal pianeta Anoressia (Parte uno)

Oggi riportiamo una storia che ci è stata mandata via mail. È la prima volta che trattiamo questo argomento, un argomento davvero molto delicato. Giulia ha deciso di raccontarci la sua storia nuda e cruda, noi di Vitae la ringraziamo per averci regalato la sua esperienza. Essendo la testimonianza molto più lunga e dettagliata rispetto ai nostri precedenti articoli, abbiamo deciso di dividerla in due parti. Vi riportiamo sotto la prima parte di questa fortissima lettera.

Mi chiamo Giulia Andretta e sono nata il 21/09/1990 a Cittadella (Padova), abito a Tombolo, un piccolo paese in provincia di Padova di 8000 abitanti.

Da piccola, ero una bambina timida e insicura. Nella mia famiglia non mi sentivo abbastanza considerata: papà troppo occupato con il lavoro e poco affettuoso, mamma iperprotettiva e mio fratello che mi dominava e che mi faceva sentire sempre inferiore e sbagliata.

A scuola andavo bene, ma spesso venivo derisa dai compagni di scuola.

La mia scarsa autostima, l’idea di essere sempre sbagliata in ogni modo e luogo, l’idea di essere brutta e non valere nulla, la mancanza di amici, il bullismo, le prese in giro subite e l’incomprensione nella famiglia, mi fecero precipitare a 14 anni in una grande depressione che mi fece chiudere lo stomaco e arrivare a 34 kg. Da qui l’inizio di una terapia farmacologica antidepressiva, che mi fece in breve tempo migliorare l’umore e aumentare il peso, ma non risolvere i veri problemi che mi avevano portato a tutto ciò.

A 16 anni iniziarono gli attacchi di panico. Mi assalivano a scuola o quando ero in mezzo alla

gente, il mio disagio interiore si stava facendo sentire, ma forse gli altri non lo vedevano abbastanza.

Odiavo il mio corpo e nonostante avessi sempre una corporatura snella, mi vedevo sempre grassa. Non ero felice della mia vita, pensavo che se fossi stata magra sarei potuta essere felice! Da qui l’inizio della mia lotta con me stessa. Così, a 17 anni, iniziai la tipica dieta fai da te. Incominciai a togliere i dolci, i carboidrati, i grassi, e poi pian piano tutto il resto calcolando bene le calorie… arrivai a mangiare 300 calorie al giorno, quando non saltavo direttamente i pasti. Il cibo era l’unica cosa che potevo controllare della mia vita e la cosa più bella era vedere i risultati. All’inizio mi sentivo bene, avevo il controllodi qualcosa. Con il passare del tempo, però, mi resi conto che non mi sentivo più padrona di me stessa: l’anoressia mi aveva preso.

C’era una voce dentro di me che mi diceva sempre: ‘Sei grassa, attenta alle calorie, non mangiare’. Avevo fame, una profonda fame, ma non POTEVO mangiare. Mi pesavo assiduamente dando un’estrema importanza a quel numero sulla bilancia, che mi diceva quanto ero brava e influendo il mio umore. E arrivai a pesare nell’estate del 2008 35 kg, anche se per me non era mai abbastanza.

Incominciai a farmi seguire a livello ambulatoriale da una clinica per disturbi alimentari, ma le cose non sembravano migliorare tanto. Anche se avevo ripreso un po’ di peso, le ossessioni non cedevano. Controllo, era la parola della malattia. Numeri e numeri che nascondevano in realtà emozioni, paure, pensieri, un modo per nascondere il vero dolore.

Nell’ottobre del 2008, durante l’inizio del quinto anno di superiori, fui ricoverata una settimana in medicina. Ma avevo un grande obiettivo: la maturità e non volevo assolutamente perdere l’anno per come stavo. Quindi mangiavo poco, ma almeno il minimo per tenermi in piedi e andare a scuola. Nonostante facessi molta fatica a studiare, non volevo mollare la mia ossessiva dieta. Raggiunto il diploma di maturità, crollai. Subii una grande delusione dalla mia migliore amica e, di conseguenza, la mia unica amica divenne l’anoressia.

A 20 anni fui ricoverata in una clinica per disturbi alimentari: 3 mesi di reparto e 3 mesi di day hospital, momenti difficili e faticosi, accettando compromessi e regole a volte assurde. Avevo recuperato peso, ma la mia mente non ero guarita e tornata a casa ritornai alle vecchie abitudini.

Dopo pochi mesi fui ricoverata di nuovo per 3 mesi e dall’anoressia restrittiva, caddi nell’anoressia con vomito. Mangiavo e vomitavo ogni pasto, arrivai persino all’autolesionismo, copiando l’atteggiamento di altre ragazze. Dopo il ricovero, tornai a casa e incominciarono le abbuffate: la bulimia. Un’altra faccia della malattia. Mangiavo di tutto senza riuscire a fermarmi, per poi vomitare fino a vedere sangue e a farmi due ore di camminate al giorno, a qualsiasi condizione atmosferica pur di dimagrire. Ero sempre più dentro una prigione. Il dolore dell’anima non si fermava…”

[La storia continua nella seconda parte]

4 pensieri su “Lettera dal pianeta Anoressia (Parte uno)

  1. Spero tu oggi stia meglio con tutto il cuore. Sono la mamma di Arianna che ha avuto una vita simile alla tua. Volevo solo dirti che anche la vita per noi mamme che vi vediamo soffrire tanto non è migliore purtroppo.ti abbraccio e ti auguro un po di serenità

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...