La storia di Serena: Quando il disturbo ossessivo compulsivo ti rovina la vita

Serena (nome inventato per tenere l’anonimato) di 30 anni, cagliaritana, ci racconterà la sua storia, di come, da ragazza allegra e spigliata, è entrata nel tunnel della depressione con forti manie ossessivo compulsive.

Il disturbo ossessivo compulsivo è caratterizzato da pensieri, immagini o impulsi ricorrenti che innescano ansia e “obbligano” la persona ad attuare azioni ripetitive materiali o mentali.

“Avevo appena 15 anni quando tutto ebbe inizio” racconta Serena, che preferisce, per motivi di lavoro non dichiarare la sua vera identità “All’inizio era una specie di rito, avevo iniziato a lavarmi le mani più volte al giorno, ripetutamente, inizialmente bastava il normale sapone, poi sono passata alla varecchina, avevo sempre paura che le mani potessero non essere ben pulite.”

Convivere con un disturbo ossessivo compulsivo non è facile, anche perché chi ha questa patologia in realtà non vorrebbe veramente fare ciò che fa, ma si sente in trappola, letteralmente obbligato a farlo.

“Le mie mani ormai erano completamente spaccate” continua Serena “a causa di quei continui lavaggi, arrivavo a lavarle anche ogni 5 minuti e questa ossessione mi rendeva la vita impossibile. Questo fu solo l’inizio. Dopo qualche anno con questa ossessione, e dopo varie visite da miriadi di psicologi, si è aggiunta un’altra mania, quella di controllare in continuazione se il gas della cucina fosse chiuso. Ora un po’ ci rido a ripensarci ma, ai tempi, passavo dalla cucina al bagno ogni due minuti e quando non c’ero rimanevo a pensare se tutto a casa fosse nel proprio posto”

Serena aveva una vita sociale ridotta a zero, usciva solo per andare a scuola perché le sue manie non gli permettevano di rimanere troppo a lungo lontana da casa.

“Verso i 19 anni a queste due ossessioni si aggiunse la terza, una cosa all’apparenza buffa e strana, non volevo che nessuno toccasse i miei slip. Quindi dovevo metterli io in lavatrice, toglierli io (logicamente dopo essermi lavata le mani e aver controllato la cucina), stenderli in ordine cromatico nel filo e, una volta asciutti mettere ogni slip in una bustina differente in modo da non essere per cosi dire “contaminato”. All’inizio il rito finiva cosi, poi però è andato peggiorando, e verso i 21 anni, anche metterli diventò un impresa. Dovevo lavarmi accuratamente le mani, come se non fossero già state lavate abbastanza, e mettere lo slip senza che il piede, lavato anche quello, lo toccasse. Se malauguratamente veniva sfiorato, o io pensavo che la mia manovra non fosse stata abbastanza precisa, mettevo lo slip a lavare e ne prendevo un altro.”

Serena racconta che aveva cosi tanti slip da riempire un armadio intero.

“Una notte la passai completamente in bianco perché, dopo essermi fatta la doccia, non ero riuscita a fare le mie manovre per mettere lo slip. Dopo aver finito tutti gli slip del cassetto, la mia testa decise che era più saggio non coricarsi e tanto meno dormire se non riuscivo a mettermi una semplice mutandina.

A volte tutti questi mille riti mi riempivano l’intera giornata. Gli psicologi non riuscivano a farci nulla, ma nemmeno avevano mai pensato di mandarmi da uno psichiatra; quindi io continuavo la mia vita impossibile fra lavaggi, gas, mutande e mille piccole fisse che ogni giorno si aggiungevano e peggioravano il tutto. Ho passato cosi 10 anni della mia esistenza, 10 anni dove sono stata derisa, urlata, ascoltata, ignorata e dove, a parte me, ho fatto impazzire chi sfortunatamente mi stava intorno in quel momento. Di fatto non ero invalida, ma credetemi, era come se lo fossi. La mia vita si riduceva solo a quello e non potevo pensare assolutamente a nient’altro.”

Serena ha provato più volte ad uscire da questo circuito impossibile, fino a quando un giorno, sfinita, decise di raccontare tutto ad uno psichiatra, che decise di darle degli psicofarmaci.

“All’inizio non ero d’accordo con le medicine, ma vedevo che stavo lasciando andare la mia vita senza viverla davvero, quindi ho provato a prenderle, tempo un mese e tutto era tornato normale, vivevo una vita come le altre ragazze, senza più lavaggi matti, gas, slip e tutto il resto che mi ossessionava.

Se dovessi dare un consiglio a chi come me si è trovato o si trova in questa situazione, è di rivolgersi al CIM (Centro Igiene Mentale) della sua zona. Non abbiate vergogna di andarci, le ossessioni possono arrivare a causa del troppo stress o di un trauma. Fatevi seguire senza vergogna, fidatevi dello psichiatra può veramente cambiarvi la vita.”

2 pensieri su “La storia di Serena: Quando il disturbo ossessivo compulsivo ti rovina la vita

  1. Sono perfettamente d’accordo con la conclusione. Facciamo finta di vivere, magari pensando che se uscissimo fuori di strada e precipitassimo in un crepaccio, non sarebbe poi tanto malaccio (rima casuale), quando invece sarebbe più opportuno farsi aiutare da uno/a specialista (e non certo da Facebook …).

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