Carlo racconta la depressione: “Ho pensato più volte al suicidio”

Parlare di malattia non è semplice, e, più essa è invalidante, più è difficile confessarsi. Per questa ragione, la storia di oggi, sarà raccontata mantenendo l’anonimato. Oggi parleremo di una malattia sempre più frequente nella frenetica e ipercompetitiva società moderna, una malattia che spesso viene sottovalutata e trascurata, una malattia che può colpire chiunque in qualsiasi momento. Oggi parleremo di una storia di vita, una storia di sfumature grigiastre, con pochissimo colore, avvolta nell’oscurità. Oggi parliamo dell’anche detto “Black Dog”, parliamo del disturbo depressivo.

Carlo (nome di fantasia per mantenere l’anonimato) ha 30 anni, è di Cagliari e vive coi suoi genitori. “Cos’è la depressione per me? Non è facile da descrivere. Avete mai fatto quei sogni dove volete correre ma non ci riuscite, o di voler respirare ma non riuscite a farlo? Ecco è la stessa cosa, però non è un sogno.”

Sembra un ragazzo come tanti Carlo, certo ad un occhio attento i suoi occhi sono stranamente spenti, ma a parte questo, grazie al suo sarcasmo, riesce a mantenere un’apparenza normalissima.

“Sono sempre stato un ragazzo un po’ ombroso, ma ho sempre pensato facesse parte del mio carattere” continua Carlo “non ho mai avuto problemi in adolescenza, certo è stato piuttosto ribelle quel periodo per me, ma i cattivi ragazzi piacevano alle ragazze, e io cercavo attenzioni. Quando poi sono andato all’università, ero felice di cambiare aria; mi dicevo, aria nuova, nuovi amici. A metà del secondo semestre caddi in scooter andando in facoltà, niente di grave, qualche ferita superficiale e niente di più. Rimasi una settimana a casa, anche per via di una brutta bronchite che mi ero preso per via delle troppe sigarette. Credo che qualcosa si ruppe dentro di me in quella settimana, a causa di un lutto in famiglia, sentii improvvisamente un’ansia immotivata crescere a dismisura. In poco tempo ero passato dal non essere minimamente ansioso, a soffrire terribilmente d’ansia anticipatoria. La sola idea di dover fare qualcosa il giorno dopo, mi paralizzava. E così quella settimana divenne un mese, poi due mesi, poi un anno. Ero sparito da tutti i radar.”

Le giornate di Carlo trascorrevano all’insegna di libri, serie TV e videogiochi. “Non sentivo minimamente il bisogno di uscire, né di avere relazioni sociali, anzi trovavo tutte le scuse di questo mondo per non uscire di casa. All’inizio frequentavo qualche locale dove compravo le sigarette, leggevo il giornale e bevevo pure un caffè. Smesso di fumare ho smesso anche di uscire, buffo eh, uno dei pochi casi dove le sigarette non facevano così male.” Carlo è un fiume in piena “Di lì in poi mi sono rintanato in casa. Passavano anche settimane senza vedere il sole, ero in carcere senza aver commesso reato. Mi rendevo conto che era strano, ma non riuscivo a reagire. Provavo rabbia nel vedere i miei coetanei, che magari giudicavo meno abili di me, andare avanti mentre io rimanevo li fermo. Ma questo non mi aiutava, anzi, mi affossava sempre di più”

Carlo si è rivolto anche a degli specialisti “Ho visto più psicologi io della facoltà di psicologia di Cagliari. Qualcuno mi ha aiutato, e in certi periodi sono riuscito a riprendermi. Ma io ho una caratteristica pessima, mi stufo velocemente, così, quando credevo di essere guarito, svanivo nel nulla. Tempo qualche mese e puff, mi richiudevo nella mia sicura casa. Volete sapere un buffo aneddoto? Nonostante la mia famiglia e alcuni amici cercassero di aprirmi gli occhi, spiegandomi che la situazione in cui ero aveva tutti gli aspetti di una depressione, io rifiutavo categoricamente tutti i loro discorsi. Ero sicuro di non essere depresso, se lo fossi stato me ne sarei accorto che diamine! Sapete come capii di esserlo? Era il periodo del disastro aereo della Lufthansa, quello del pilota che si schiantò volontariamente su una montagna. Ecco, non so se siete a conoscenza che il pilota era fortemente depresso, e che i motivi del suo folle gesto erano da ricercare proprio nel suo stato depressivo. Una mattina avevo la tv accesa mentre facevo altro e in televisione passavano proprio la notizia, con tanto di approfondimento psicologico, del disastro aereo. Mentre lo psicologo in studio discorreva sui sintomi della depressione del pilota, io mi fermai, e gelato mi sedetti sul divano. Era come se il mio cervello mi avesse improvvisamente detto ‘Bene, ora che ho la tua attenzione, io e te dobbiamo fare un discorsetto’.”

“Se ho pensato al suicidio? Si e non solo una volta, mai pensando realmente di farlo, ma ho valutato attentamente l’idea.” Carlo, seppur in imbarazzo per l’argomento così delicato, si confessa: “In questa malattia ci sono momenti in cui non vedi alcuna via d’uscita, l’unica cosa che puoi fare è non pensarci, più ci pensi più stai peggio. Non ho mai pensato di prendere psicofarmaci, non mi piace l’idea di dipendere da loro. Ma se in futuro ci dovessi ricadere, beh, stavolta non farei troppo lo schizzinoso, quella non è vita.”

Ora Carlo sta un po’ meglio, è riuscito anche a trovare un lavoro. “Ora sembro uscito dal tunnel. Certo non mi sento del tutto guarito, ma ci lavoro ogni giorno, da solo e con un aiuto professionale. Non è facile, ho la costante paura di ricadere nel baratro della depressione. Ma stavolta non mi sento solo, stavolta sono più consapevole. A chi ha un famigliare nella mia situazione mi sento di dare un consiglio: probabilmente il vostro caro non se n’è ancora accorto, dovete trovate un modo per farglielo capire, e ricordatevi che, la consapevolezza di essere depressi, equivale al 50% della guarigione!”

Un pensiero su “Carlo racconta la depressione: “Ho pensato più volte al suicidio”

  1. Il male oscuro….purtroppo è più diffuso di quanto si possa immaginare. Ci facciamo ingoiare dalla frenesia e non ci accorgiamo della sofferenza che ci cammina a fianco. Caro Carlo prosegui nel tuo cammino e cerca qualcuno che ti accompagni in questo viaggio . La vita è bella credimi.

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