La pazza storia di Bob Forte, artista di vita

Oggi racconteremo una storia davvero bizzarra. Racconteremo di un ragazzo e della sua immensa passione, ma anche del suo intricato percorso per abbracciarla. Una storia degna di un romanzo, ricca di colpi di scena e di tanti sacrifici. Il protagonista è d’eccezione e, se siete di Cagliari, l’avrete per forza di cose sentito suonare, mentre magari eravate intenti in una passeggiata o in una sessione di shopping sfrenato. Parleremo, infatti, della storia di un’artista di strada, anzi l’artista di strada per eccellenza a Cagliari, un blues man sardo, il suo nome è Bob Forte.

Prima di iniziare con la sua storia, però, è necessaria una breve descrizione sul dove è avvenuta questa intervista. Avete presente il classico garage americano che viene usato anche per suonare con gli amici? Se avete visto qualche puntata di “La vita secondo Jim”, non farete fatica ad immaginarlo. Bandiera americana, locandine dei suoi concerti appese ovunque, chitarre un po’ dappertutto e attrezzature musicali sparse per tutta la superficie di questa sala prove improvvisata. Ora, in questo delirio musicale, immaginate il nostro protagonista al centro della sala, mentre intrattiene un uomo, una donna e un cane (si, c’era anche il mio cane ad ascoltarlo). In poco tempo non è più un’intervista, si trasforma in uno spettacolo di cabaret.

Ma ritorniamo alla nostra storia. “Da ragazzo la mia grande passione erano i cavalli” inizia Bob, “ho iniziato da bambino e quando guardavo al futuro, mi vedevo sempre insieme a loro. A 14 anni, grazie a uno zio addestratore, ho iniziato a lavorare con i cavalli in maniera diversa. Grazie a lui ho imparato tantissime cose sull’addestramento e sulla preparazione di questi splendidi animali, mi rendevo sempre più conto che nella vita avrei voluto fare quello. Poi però ho dovuto smettere a malincuore, per questioni economiche. A 16 anni mi sono trasferito per un anno negli Stati Uniti, grazie a un programma di scambio culturale. Lì ho ripreso ad andare a cavallo ed è stata un’esperienza fantastica. Vedere coi miei occhi quei pascoli immensi, dove i cavalli venivano lasciati liberi di girare ha risvegliato in me la passione. Tornare fu un trauma, ma in qualche modo riuscii a riprendere anche qui.”

Bob ha sempre avuto anche la passione per la musica, ma i cavalli venivano prima di tutto. “Nel giro di un paio d’anni, sono riuscito a trasformare la mia passione in lavoro”. Bob ora parla con un velo di tristezza. “Col tempo, però, mi sono reso conto che non bastava per mantenermi. A 22 anni ci ho dato un taglio. Non so, forse avrei potuto fare delle scelte diverse, magari sarei potuto partire fuori a cercare qualche team importante. Prima di gettare la spugna, comunque, provai ad entrare nelle forze armate, passando dall’accademia di Modena, sempre per inseguire il mio sogno di lavorare coi cavalli. La selezione era ferrea, ma su 45 mila partecipanti, sono arrivato tra i primi 1200 passando così allo step successivo. Superai tutti i test e rimanemmo in meno di 300, ma non riuscii comunque a passare. Lì ho capito che non era il mio destino continuare con i cavalli, stavano diventando più una frustrazione che altro”.

“Così mi dissi: mi serve un lavoro che mi permetta di essere indipendente in qualunque parte del mondo. Ho pensato al pizzaiolo”. Dopo un breve momento di ilarità generale, Bob ci spiega: “Si, sono una persona abbastanza pratica, non mi piace stare fermo. Un giorno, mentre facevo il cameriere al lido della guardia di finanza, incontrai un pizzaiolo “viaggiatore” con cui feci subito amicizia. In un attimo mollai tutto e gli chiesi di portarmi con lui, gratuitamente, solo per imparare il mestiere. Lui accettò e, tra notti in furgone, stagioni estenuanti e accampamenti selvaggi, diventai un pizzaiolo autonomo. La musica in tutto questo si era già affacciata timidamente nella mia vita, piano piano imparavo a suonare la chitarra nei pochi momenti liberi. Dopo una stagione di apprendistato, a 23 anni, venni assunto in una piadineria, dove riuscii a trovare la mia dimensione. Avevo anche il tempo per esercitarmi a suonare. Più passava il tempo più la musica diventava la cosa più importante della mia vita; là dove un tempo c’erano i cavalli ora c’era solo la musica. Tempo due anni e presi la decisione di licenziarmi per dedicare tutto il mio tempo ad essa”.

“Decisi che, se volevo diventare un musicista professionista, avevo bisogno di una preparazione professionale, così mi iscrissi al conservatorio. Avevo 25 anni e, per sopravvivere, qualche lavoretto lo dovevo comunque fare, niente che però mi impedisse di inseguire il mio sogno. Dopo qualche mese, mi ritrovai in una masterclass di due insegnanti svedesi al conservatorio. Dopo 10 minuti di lezione con Erik Weissglas capii che, se volevo imparare davvero a suonare, dovevo seguire lui. Appena ho potuto, mi sono avvicinato e gli ho chiesto se esisteva un modo per studiare nella sua scuola in Svezia. Lui organizzò una audizione per il giorno seguente e, tempo un paio di mesi, mi ritrovai in Svezia a studiare.”

Finita così? Nemmeno per sogno. “Rimasi due anni in Svezia, il secondo dei quali pagato dalla scuola per meriti. Esperienza fantastica, lì facevo spettacoli dappertutto, pure in tv. Poi il ritorno. Ennesimo trauma…

Economicamente era un inferno, così dovevo scegliere: o smettevo di suonare o mi arrangiavo in qualche modo. Ma non volevo che finisse come coi cavalli, così scelsi la seconda. Iniziai a suonare per strada, prima a Villassimius, poi a Cagliari. All’inizio la gente non era abituata, poi col tempo ha iniziato ad apprezzarmi. Ora ho pubblicato un cd, “Street Life”, che sta vendendo parecchio e che trovate anche su Spotify e Tidal. Suono in diversi locali e organizzo vari progetti. Badate bene, non mi sento minimamente arrivato, io sono ancora uno studente, studio per ore tutti i giorni.”

“Quanto mi è servito suonare in strada? Non avete idea! Non per un discorso economico, è un feedback diretto delle opinioni della gente. In strada non puoi raccontarti storie, se piaci lo vedi e se non piaci lo vedi ancora di più”.

Bob ha mantenuto naturalmente i contatti con il suo maestro svedese e adesso sta organizzando un seminario blues/jazz proprio con lui, con quattro date tra Oristano, Sassari e Cagliari. “Sarà un seminario senza pubblico, in modo che tutti i partecipanti si possano sentire a proprio agio. Io devo tantissimo ad Erik, mi piacerebbe che anche altri potessero godere della fortuna che ho avuto a incontrarlo.”

Insomma, una storia pazzesca, una girandola di cambiamenti che, infine, lo hanno portato a trovare la propria strada. Io personalmente sono rimasto affascinato da Bob Forte, sopratutto per l’incredibile forza che dimostra nelle sue scelte. Senza paura si butta a testa bassa nei propri sogni, incurante di tutto. Per lui conta solo quello. Quanti vorrebbero fare lo stesso, ma non riescono perché spaventati dalle conseguenze?

Da questo punto di vista, considero Bob Forte un esempio da seguire.

Anzi, azzardo: ci vorrebbe un po’ più di Bob Forte in ognuno di noi!

https://www.facebook.com/bobfortemusic/

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