Gianluca Medas, breve storia di un narratore

La storia di oggi è molto particolare. Da grande uomo qual è, ci ha concesso una bellissima chiacchierata, un professionista dai mille volti. Attore, regista, sceneggiatore, ma anche tantissimo altro. Quando, però, noi gli abbiamo chiesto la sua professione principe, lui ha risposto con grande semplicità: “Io sono uno storyteller, un narratore”. No, non è un nostro concorrente, anzi, potremo definirci suoi ammiratori. Il protagonista della storia di oggi, è Gianluca Medas.

Gianluca si mette a nudo per noi di “Vitae”, raccontandoci il suo spassionato amore per il suo lavoro, senza dimenticare di raccontarci anche quanto è stato difficile, trovare la giusta strada e dover cambiare più volte.

Figlio d’arte, Gianluca, inizia come attore di teatro, per poi intraprendere diverse strade, passando per la tv, la scrittura fino a fare quello che realmente ama, narrare storie.

Un lavoro angusto e non sempre compreso, che lui però ha saputo, con la sua professionalità e con un enorme passione, far diventare una vera e propria arte, dove non è lui il protagonista, ma chi decide di raccontare la propria storia.

L’incontro con Gianluca è stato un incontro quasi mistico. Arrivando, pensavamo di trovare davanti ai nostri occhi, una persona che senza dubbio sapeva il fatto suo, ma che non avrebbe esitato a farlo notare. Invece, seduto in un tavolino di un bar, abbiamo incontrato un uomo semplice e modesto, che davanti alla sua tisana, per una volta, si trovava dal lato opposto della barricata. Per una volta non era lui a prendere la storia dagli altri, stavolta doveva cederla a noi. E noi, lusingati, l’abbiamo presa molto volentieri.

“Naturalmente iniziai con il teatro”, incomincia Gianluca, “mio padre era un attore, in realtà praticamente tutti in famiglia lo siamo. Col tempo, cercai di innovare in temi e mezzi la mia carriera teatrale, fino a quando non scoprii la mia vera strada”.  Con il suo maglione rosso e un grande sorriso, Gianluca, ci ha dato molte dritte sul lavoro del narratore, che, seppur con le dovute proporzioni, appartiene anche a noi.

“Arrivai in un momento della mia carriera teatrale”, continua Gianluca, “in cui mi ero stufato di fare sempre le stesse cose. Un giorno, grazie a Mimmo Cuticchio, conobbi il cunto siciliano, l’arte di raccontare storie. Approfondita quest’arte, una volta tornato in Sardegna, iniziai questo percorso. Per me fu una vera e propria rivoluzione”.

“Non fu facile, anche perché io fui il primo a narrare in Sardegna. Iniziai con i miti sardi, poi esplorarai pian piano altri argomenti. Inizialmente, i miei colleghi non mi sopportavano, dicevano che non stavo facendo teatro. Beh, ad essere precisi, non avevano tutti i torti. La mia è una fusione fra televisione, scrittura e radiodramma. Non è più solo teatro, è un prodotto nuovo. Io lo chiamo appunto storytelling”.

In una chiacchierata che spaziava dalla politica alla visione moderna del teatro, ha avuto anche il tempo per raccontarci alcuni suoi aneddoti personali, uno fra questi ci ha lasciato particolarmente a bocca aperta. In giovane età, fece una scelta molto importante, quella di non partire a lavorare in Italia per amore di sua moglie. Da qui si arriva ad un discorso abbastanza complesso, su come questo lavoro, a volte, consumi tutto il tuo essere, senza farti godere a pieno di ciò che hai attorno. Ci racconta che ha visto i suoi figli passare da pargoli ad adolescenti, senza rendersene pienamente conto, e ci confessa che solo allora comprese che non poteva sacrificare la sua vita privata per il lavoro. Lo stesso, consiglia a noi: “L’amore e la famiglia sono importanti, bisogna goderseli a fondo senza farsi sopraffare dal resto”.

La sua modestia a volte ci disarma. Quest’uomo ha calcato palcoscenici importanti, diretto e girato film, scritto opere e libri, programmi tv, eppure, si offre sempre disponibile per darci consigli, ricordandoci comunque, che lui non si sente minimamente arrivato.

Solo dopo essere usciti dal bar e dopo aver salutato il nostro protagonista, ci rendiamo pienamente conto che Gianluca, in realtà, si è svelato ben poco, e che alla fine, come al solito, chi ha diretto questa “intervista” è stato lui.

Questo incontro, per noi, è stato davvero importante. Ci ha permesso, non solo di conoscere uno straordinario uomo di cultura, ma anche di imparare tantissimo. Per questo lo ringraziamo apertamente, per il suo tempo e per i suoi preziosi consigli.

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