L’ultimo sollievo dei malati terminali: la dott. Vacca ci spiega le cure palliative

Sono Denise Vacca, medico specializzato in Oncologia (nella diagnosi e nella cura dei tumori), ma da 12 anni mi occupo esclusivamente dell’assistenza ai malati che della loro patologia non potranno più guarire. Dopo aver lavorato per 10 anni in Valle d’Aosta, ho deciso di tornare nella mia terra e attualmente mi occupo di assistenza a domicilio delle persone in fase finale di vita nel territorio del Sulcis Iglesiente.

COSA SONO LE CURE PALLIATIVE?

Al contrario dell’accezione negativa del significato che si può leggere sul vocabolario (“qualcosa che guarisce in apparenza”), il termine “cure palliative” affonda il suo significato nella parola latina pallium, che significa mantello e che dà il senso di accudimento e protezione. Le cure palliative fanno proprio questo: si prendono cura delle persone affette da malattie gravi e che peggioreranno fino a portare alla morte in tempi più o meno brevi. Provvedono a lenire dai sintomi fisici, ma prendono in considerazione tutte le dimensioni della persona (sociale, psicologica, spirituale). L’unità di cura non è solo il paziente, ma attenzioni e supporto sono rivolti anche alla famiglia dell’ammalato, la quale soffre col proprio caro. Essendo una cura “totale”, non può essere l’approccio medico convenzionale quello giusto per questa fase di malattia. Le cure palliative hanno la pecularietà del “to care”, cioè del prendersi cura, oltre che di curare.

COSA SIGNIFICA “PRENDERSI CURA’?

Significa curare l’ammalato-persona e non la malattia, nel senso che il vero obiettivo delle cure non è l’evento biologico (che è la malattia appunto), ma la persona con la sua biografia e tutte le ripercussioni che la malattia comporta. Quando la medicina sancisce la fine delle prospettive terapeutiche e l’obiettivo dei curanti non può più essere il prolungamento della vita, ma si deve puntare alla qualità di vita dell’ammalato, una dimensione del tutto soggettiva e condizionata dal proprio ruolo nel contesto socio-culturale e dalle aspettative che ognuno di noi ripone per se stesso nel mondo. Mi riferisco quindi alla sfera esistenziale dell’uomo e a tutte le domande sulla ‘ricerca di senso’. Trovare motivazione a vivere quando sai che stai per morire non è semplice, ma le cure palliative si pongono come obiettivo proprio quello di cercare per l’ammalato in fine vita, qualcosa che gli dia ancora senso. La cosa straordinaria è che qualche volta ci riusciamo.

A CHI SONO RIVOLTE LE CURE PALLIATIVE?

Culturalmente sono associate ai tumori, in realtà sono oggetto di cura della medicina palliativa tutte le malattie non più responsive alle terapie specifiche (che le potrebbero guarire), che evolvono in maniera cronica ed invalidante. Parlo di tumori, ma anche di malattie del sistema del nervoso, del rene, del cuore, demenze in fase molto avanzata e tutte quelle che ad un certo punto della loro evoluzione porteranno a morte. Le cure palliative non allungano né accorciano la vita, accompagnano le persona ammalate sino al compiersi i un evento del tutto naturale, la morte per l’appunto.

CHE SITUAZIONE HAI TROVATO AL TUO RIENTRO IN SARDEGNA?

Diciamo che l’assistenza palliativa ha purtroppo ancora una distribuzione a macchia di leopardo (come d’altro canto nel resto d’Italia, a fronte di una legge (la n. 38 del 15 marzo 2010) che tutela il diritto di ogni cittadino italiano all’accesso alla terapia del dolore e delle cure palliative. Ad oggi la legge è disattesa in ancora troppe zone. In ogni caso son tornata in Sardegna carica di entusiasmo e con la voglia di mettere a disposizione della nostra Isola le competenze acquisite negli anni.

A CHI SI DEVE RIVOLGERE LA PERSONA BISOGNOSA DI ASSISTENZA PALLIATIVA?

Dovrebbe essere il medico di medicina generale a indirizzare verso la struttura più vicina che eroga assistenza di terapia del dolore e di cure palliative. In Sardegna esistono degli ambulatori di terapia, dei servizi che offrono assistenza a domicilio e gli Hospice, strutture residenziali dedicate ai pazienti in fase terminale di vita.

COME SI PUO’ RIASSUMERE LA FILOSOFIA DELLE CURE PALLIATIVE?

Direi un surrogato di scienza e tecnica medica con tanta umanità. Usiamo farmaci per controllare il dolore e altri sintomi, ma dedichiamo grandissima parte del tempo di cura alla comunicazione col paziente e coi familiari. Cerchiamo di dare valore alla persona anche (e soprattutto) quando prossima alla morte, considerandola nella sua unicità, credendo nell’affermazione della sua dignità (spesso persa durante l’esperienza di percorso di malattia). Consideriamo la persona viva fino all’ultimo respiro.

Come diceva Cicely Saunders (fondatrice dell’Hospice moderno): “è più importante dare vita ai giorni che giorni alla vita”.

2 pensieri su “L’ultimo sollievo dei malati terminali: la dott. Vacca ci spiega le cure palliative

  1. Bellissimo articolo è prezioso e difficile lavoro per la d.ssa Vacca!!! Un simile lavoro e la dedizione che si intravede da questa intervista presuppongono una grande dose di amore al prossimo!!!

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    1. Grazie Martina. Il lavoro può anche essere difficile a volte, ma la motivazione ed il senso del limite sono il fil rouge dell’operare in cure palliative. Il rispetto verso “l’altro diverso da me” e l’importanza alla persona in quanto tale e non perchè ammalata aiutano molto. Senza scordare le importanti ricadute anche personali, visto il grosso lavoro su se stessi che l’assistenza in cure palliative ti sprona a fare!

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