Alex Frey si racconta: “La mia vita tra musica, poesia, amore e malinconia”

Conoscete gli “Escluso il cane”? Se siete degli appassionati di Rino Gaetano, conoscerete per forza la canzone da cui prende il nome questa tribute band. Band che, chiaramente, ha come repertorio proprio le canzoni del famoso cantautore italiano. Ed è proprio il cantante degli “Escluso il cane”, il protagonista della nostra storia. Storia con i classici tratti tragici, tipici di chi ha vissuto la proprio vita al 100% senza rimpianti, anzi, per come la definisce lui stesso, possiamo parlare di una vita da Rockstar. Lui è Alex Frey e in questa intervista ci racconterà la sua vita.

“Sono sempre stato affascinato dalla vita da rockstar. Il mio sogno, sin da bambino, era quello di fare il cantante. Diciamo che non ho avuto una vita molto ordinata”, ci confida Alex Frey, “anzi è stata molto sregolata, sempre all’inseguimento del mio sogno. Sono stato a Bologna, a Sanremo (facendo anche l’accademia), Rimini. Un po’ dappertutto, fra bagordi, musica e donne. Fino a quando non mi sono trasferito definitivamente a Cagliari, dove, in una notte malinconica di vino e pioggia, fondammo insieme a Michele Secchi, la tribute band di Rino Gaetano, Escluso il cane”.

Ma Alex non è solo musica e festa, ha anche un animo poetico, che lo ha sempre portato a scrivere poesie. Ora queste poesie finiranno in un libro, intitolato ‘E intanto Aida se la ride (Poesia di rabbia e d’amore del secolo XXI)’, che è anche il nome di una poesia al suo interno. “Io non ho mai creduto nel matrimonio”, continua Alex, “fino a quando non ho incontrato Alessandra, mia moglie, che ho sposato dopo solo un anno dal nostro primo incontro. Mi ha fatto decisamente cambiare idea. L’anno scorso abbiamo avuto una bimba, Aida, che amo alla follia. La poesia che da il nome al libro ha una storia particolare. Una notte stavo guardando la bambina perché non voleva dormire, intanto i pensieri vagavano senza sosta nella mia mente, lasciandomi distratto e disperato. Questo fino a quando non mi sono accorto che nel mentre Aida mi guardava ridendo a crepapelle. All’inizio la guardai spaesato, poi iniziai a ridere anche io. Presi subito una penna e scrissi di getto. Questa poesia ha un senso molto importante per me, perché mi ha insegnato che guardare il mondo con occhi disperati ti rende ancora più disperato, bisogna, invece, cercare di guardarlo con occhi da bambino, per vivere una vita migliore”.

Quando accenniamo all’argomento malattie, gli occhi di Alex cambiano repentinamente, lasciando spazio ad un indomabile tristezza. “Mio padre è morto di tumore a 54 anni”, ci spiega quasi commosso, “l’ho assistito fino alla fine, è stato straziante. Il rapporto con mio padre era molto particolare, divorziò con mia madre quando io avevo 13 anni e pensate che lo risentii solo 10 anni dopo. Quando ci rincontrammo, decidemmo di vivere insieme per recuperare il tempo perso. Furono 4 anni davvero divertenti, uscivamo insieme, ci ubriacavamo, andavamo ai concerti. Purtroppo la fine di questi 4 anni fu molto triste, ma sono felicissimo di aver avuto la possibilità di passare quel tempo insieme a lui. Mi ricorderò sempre una frase in cui mi disse: Come padre sono valso zero, ma come amico voglio valere cento. Forse è stato anche di più”.

Musicista, marito, poeta, padre, ma anche tanto altro. Un enorme grazie ad un uomo che si è aperto ai nostri microfoni, mostrandoci sentimenti spesso nascosti dai più e regalandoci la sua storia senza timore.

Da noi di Vitae un grande in bocca al lupo per tutti i suoi progetti artistici.

 

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