“La cosa peggiore del tumore al seno? La solitudine”

Oggi racconteremo la storia di Luciana Lecca, di 53 anni, residente a Monserrato. La sua è la storia di una lotta contro un tumore che colpisce tantissime donne, il tumore al seno.

Il tumore al seno colpisce una donna su otto nell’arco della vita, è il tumore più diffuso e rappresenta in percentuale il 29% dei tumori che colpiscono tutte le donne. Esso è, inoltre, la prima causa di mortalità per tumore nelle donne contando una media del 17%. Solo in Italia, nel 2017, si sono contati 767.000 casi di tumore al seno, una cifra veramente enorme!

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“Ero in spiaggia con mio marito,” ci racconta Luciana, “stavo facendo una dieta e avevo già perso 14 kg. Per puro caso mi poggiai una mano sul seno e sentii uno strano nodulo, così lo feci sentire anche a mio marito e anche lui lo trovò strano. Fortunatamente mio marito ha un amico chirurgo all’oncologico. Era sabato quando mandò un messaggio al suo amico, che ci fece avere prontamente l’appuntamento per il lunedì. Il giorno mi fece la visita senologica compresa di ecografia e mi disse che senza dubbio c’era qualcosa, io guardai mio marito negli occhi, incrociando la stessa disperazione”.

Il primo pensiero di Luciana andò alla mamma, anche lei operata di tumore al seno. Pensò subito al peggio, c’era senza dubbio una familiarità per il tumore e questo la preoccupava.

“Da subito mi hanno inserito nel sistema,“ continua Luciana, “e mi venne subito proposto l’intervento. All’inizio, il chirurgo mi disse che di un nodulo così logicamente non me ne facevo nulla e che era meglio toglierlo, già da questo mi è venuto in mente che poteva essere qualcosa di grave. Il mio alla fine si è rivelato un G3, uno dei tumori più gravi al seno, due linfonodi su cinque erano già ammalati e per giunta la capsula era aperta. Da li è iniziato il mio calvario”.

Dopo l’intervento, Luciana, ha dovuto aspettare il citologico e cosi passò un bel mesetto nell’ansia del risultato. Luciana però non aveva detto quasi a nessuno quello che le stava accadendo, aveva paura di preoccuparli e quindi si tenne tutto dentro.

Solo quando arrivò il responso, ha ritenuto opportuno dirlo agli altri anche se il risultato non fu quello che si aspettava. Non tutti risposero come ci si aspetta ad una notizia simile, molti sottovalutarono il problema e non le stettero vicino.

La cosa per cui quindi Luciana ha sofferto di più del suo calvario, è stata senza dubbio la solitudine.

“Quando ho iniziato la chemio,” dice Luciana, “sono andata da sola, mio marito era fuori per lavoro e io mi sono sentita terribilmente sola. La prima chemio tutto sommato è andata bene, anche se ho avuto un problema di allergia, per il resto non mi posso lamentare. La seconda chemio ho avuto problemi di pressione e vomiti, soprattutto i primi giorni, li mi sentii molto sola. In tutto ho fatto 4 chemio rosse e 12 bianche”.

Da subito Luciana però ha deciso di raccontare la sua storia sui social, soprattutto su Facebook, dove ha trovato grande conforto. Andando a fare la chemio, le è capitato di conoscere tante persone negative, mentre lei ha sempre cercato di prenderla con positività, nonostante si è sentisse molto sola. Non aveva bisogno di qualcuno che si occupasse di lei, ma di semplice compagnia. Ha notato un allontanamento da parte di molte persone, anche familiari, Non si spiega perché, se per paura o per altro, ma non ha avuto il sostegno di cui aveva bisogno.

“Quando ho iniziato a perdere i capelli,” continua Luciana, “mio marito mi ha passato la macchinetta e successivamente il rasoio, stranamente non ho pianto, usavo i foulard o i capellini, come ho iniziato poi a rivedere la ricrescita dei capelli ho iniziato a rimanere senza nulla”.

I tre figli di Luciana sono stati naturalmente male per la malattia della mamma, un figlio che era in Germania ha deciso di tornare in Sardegna per starle vicino, gli altri due figli lavorano e purtroppo non potevano starle vicino come avrebbero voluto.

“Avrei tanto voluto avere compagnia in casa,“ ci spiega Luciana, “avere qualcuno con cui parlare, non dover rimanere a pensare troppo ore e ore. Forse è questo il male più grande che ho sofferto in quel periodo. Nonostante questo l’ho presa bene e cerco di continuare cosi, adesso dovrei fare la radio e spero che tutto vada bene”.

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Questa è l’esperienza di Luciana, come ha affrontato il suo tumore e come ancora lo sta affrontando.

Per quanto il tumore al seno, come già abbiamo detto prima, sia purtroppo molto diffuso, le persone esterne ancora non sanno come reagire e cosa si aspetta la persona malata da loro. Probabilmente, come nel caso di Luciana, in tanti altri casi il malato si sente solo e abbandonato. È senza dubbio difficile capire come ci si deve relazionare con una persona che sta affrontando tutto questo, cosa sia opportuno fare e cosa non fare. Nel paziente nascono delle aspettative miste a rabbia per la sua situazione, che non sempre è facile gestire.

Il dialogo e l’informazione sono alla base di tutto, cercare di capire cosa la persona si aspetti da noi e informarsi sulla malattia, può veramente migliorare la qualità di vita delle persone che stanno affrontando questa salita.

Per quanto riguarda il tumore al seno, tengo a ricordare che la prevenzione è la cosa più importante e che la ASSL offre gratuitamente visite di screening periodiche. Non trascuriamoci, una visita può veramente salvarci la vita.

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