“Che futuro può avere mio figlio autistico dopo di noi?”

Oggi ci catapulteremo nuovamente, nel misterioso mondo dell’autismo. Il protagonista della storia che vi proponiamo oggi si chiama Gabriele, ha 32 anni ed è un ragazzo autistico. A raccontarci la sua storia, è stata la mamma Rosalinda che di anni ne ha 70.

“Il primo accenno di autismo, Gabriele lo ha avuto intorno ai 4 anni. Abbiamo fatto i primi controlli intorno al 1995/1996,” ci racconta Rosalinda, “Gabriele si è chiuso in se stesso, ha difficoltà con il cibo, cosa che prima non aveva, è metodico, ecolalico (disturbo del linguaggio che consiste nel ripetere come un eco, parole o frasi pronunciate da altre persone) e manca di manualità fine”.

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Gabriele ogni mattina si sveglia alla 7, si serve da solo la colazione e poi torna in camera sua fino alle 10 circa, alle 12 si pranza e di pomeriggio due volte alla settimana passa il suo ‘amico affidatario’ fornito dal comune. Altri due pomeriggi è al CADD, un pomeriggio in piscina con il padre, un altro pomeriggio sempre al cinema con il padre, e cosi trascorre la sua settimana.

“Io vivo l’autismo di mio figlio in modo sereno,” continua Rosalinda, “anche se la mia paura più grande è il dopo di noi. Ormai io e mio marito abbiamo 70 anni, a volte penso a cosa farà Gabriele quando non ci saremo più, vorremo tanto che vivesse nella casa dove è cresciuto ma non può farlo di certo da solo, ha la testa sempre per aria, potrebbe attraversare la strada senza guardare, non conosce il valore del denaro, se dovessero suonare al campanello lui aprirebbe a chiunque, per lui tutti sono amici, bisogna aiutarlo ad asciugarsi la schiena, non si sa allacciare nemmeno le scarpe”.

Gabriele ama molto l’arte e dipinge quadri veramente belli. Il suo sogno sarebbe stato quello di frequentare un’accademia d’arte, ma purtroppo non gli è stato possibile, quindi vive la sua vita nell’accettazione di quello che ha aspettando però che qualcosa cambi. È molto bravo con il computer, ama fare i puzzle, gioca alla Playstation, scrive a mano libera quello che gli passa per la testa e si organizza il suo tempo.

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Il legame tra Gabriele e suo padre è straordinariamente forte,” spiega Rosalinda, “ da quando ci hanno detto che nostro figlio aveva problemi, mio marito ha rinunciato al suo lavoro per dedicarsi completamente e costantemente a Gabriele, mentre io lavoravo. Fanno tutto insieme, è veramente un padre d’oro”.

Come ci spiega Rosalinda, questa è la storia di un ragazzo autistico che ha iniziato il recupero troppo tardi. Fino alle superiori è stato seguito benissimo, ma quando è diventato maggiorenne, a parte i due giorni al centro diurno e altri due con il ragazzo che manda il comune, non ha avuto altro.

“Purtroppo il governo dice che non ci sono fondi, quindi chi ha le possibilità economiche riesce a essere seguito, gli altri rimangono a casa con i genitori anziani,” ci spiega mesta Rosalinda, “noi ci siamo mangiati i nostri risparmi per le sue cure, tra psicoterapia, ippoterapia e nuoto”.

Questa è la situazione di Gabriele, ragazzo autistico di 32 anni, ma sicuramente è anche la situazione di tante altre famiglie che si trovano a dover concentrare tutti i loro risparmi nelle spese per le terapie dei figli.

Un pensiero su ““Che futuro può avere mio figlio autistico dopo di noi?”

  1. E’ un vero disastro, non ci sono fondi e non ci sono nemmeno professionisti specializzati per dare un aiuto adeguato a questi ragazzi che diventano adulti. Io ho il mio migliore amico che è autistico, e ha anche altre mille patologie. Purtroppo si è rassegnato perchè ha capito che dallo stato non c’è aiuto, che nessuna associazione poi alla fine sa dare il giusto supporto, e che si ritrova da solo ad affrontare tutto. Almeno Gabriele i genitori ce li ha vicini e lo supportano. Il mio amico invece è stato lasciato a se stesso e a volte vuole farla finita ed io cerco di fare il possibile ( e non sono una psicologoa e non so gestire certe crisi) per fermarlo e togliergli certi pensieri dalla testa. Loro là al governo a fare baruffe per chi deve governare e non gliene frega niente di questi ragazzi. Anche i gruppi su facebook non servono a molto. Noi abbiamo incontrato delle persone di un’associazione della nostra zona ma non ci hanno aiutato a fare molto. Il problema rimangono le strutture, tipo lo psichiatra che lo segue e che non sa niente di autismo o dei disturbi che ha. Avere a che fare con dottori che non sanno di cosa soffri e non capiscono i suoi distrubi è ancora più frustrante.

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