Diario di una donna col cancro, i giorni bui

Anche i guerrieri riposano, sapete? Anche loro hanno dei momenti di debolezza, dove ricaricano le batterie dopo una cruenta battaglia. C’è a chi basta una notte, c’è a chi basta un giorno, e poi ci sono anche quelli che vanno in stand-by per 8 GIORNI. È questo il caso di Francesca, che dopo una reazione allergica ad un farmaco, proprio quello che doveva fermare l’esercito di Golia, viene messa KO per più di una settimana. Ma sapete cosa si dice, no? “Non importa quante volte cadi, ma quante volte cadi e ti rialzi”, e i migliori guerrieri si rialzano sempre più forti di prima. Così Francesca, che una volta risvegliatasi dai “giorni bui”, ha una nuova consapevolezza, una nuova forza, ma il solito prepotente urlo di battaglia: FUCK GOLIA!

Buona lettura.

Se volete recuperare le precedenti pagine del diario, cliccate su questo link.

Davide ci ha chiesto di andare a mangiare nella pizzeria dove lo portavo quando era piccolo, quella col giardino e l’omone scuro e grasso alla griglia. La serata scorre veloce e come al solito lui ordina una pizza per mangiarne due fette soltanto, beato lui. Il mattino seguente parte. A presto amore mio, ce l’ho fatta a vederti. Quarta chemio: stavolta c’è anche il farmaco che bloccherà l’esercito di Golia, finalmente! Lo volevo davvero tanto, mi fa sentire più sicura così sono certa di non lasciare ne spazio, ne fiato al mio gigante. Ormai mi sono fatta delle chemio-amiche del mercoledì, qualcuna più combattente, qualcuna più spaventata. Ci si dà consigli su come affrontare gli effetti nel migliore dei modi e nel mentre chiacchieriamo, entra l’oncologa per parlarmi, per portarmi i risultati della mia ultima tac: ‘Francesca, ci son diverse metastasi che hanno raggiunto anche i femori. Sono di tipo addensante e questo mi fa stare tranquilla perché è la risposta giusta al farmaco. L’importante per noi era che non bucassero l’osso. Ciò non è accaduto perché la terapia sta funzionando, ce lo dimostrano i marcatori tumorali: i tuoi si sono sorprendentemente polverizzati’. Io ho capito due cose: metastasi… tante… e marcatori polverizzati. Ma non è un controsenso? Come può essere? ‘Oggi comunque farai la terapia per le ossa e poi faremo una scintigrafia ossea per vedere la risposta al farmaco’, continua l’oncologa prima di andarsene. Mi faccio spiegare il tutto dall’infermiera con parole più semplici. Il fatto che ci siano più metastasi a loro non desta preoccupazione, era importante capire se queste metastasi bucassero o no l’osso, questo non è accaduto perché la terapia è quella giusta.

Voglio sto nuovo farmaco ora! Arriva il tanto atteso momento. 3, 2, 1, ed eccolo che entra attraverso il mio port nel mio corpo e… etciuuuu!! Starnutisco una, due, tre volte. C’è il giro d’aria? Perché fatico a respirare? ‘Franci ti stai grattando un po’ troppo… hai una reazione allergica!!’ mi dicono. ‘Ma va… ma no mamma’. Poi mi guardo… ho le bolle sulle braccia, pancia e mamma è già schizzata dall’infermiera! Mi prude tutto, mi gratto le gambe, il collo e ho bisogno del mio inalatore. In 5 minuti nella mia stanza ci son due oncologhe, due infermiere e una segretaria che mi osservano esterrefatte. Non si sprecano i commenti: ‘Mai vista una roba del genere’, ‘Ma non sarà per qualcosa che hai mangiato?’, ‘Sei come una scimmia che si gratta’. Mi fanno il cortisone e mi calmo… respiro meglio, il prurito diminuisce e le bolle pian piano spariscono. C’è una strana atmosfera, che va dallo stupore al ridicolo. Mi sento un’aliena, non hanno spiegazioni da darmi, anzi, ho la sensazione che quasi dovessi esser io a dargliene per la mia reazione allergica. Sono loro stavolta che guardano me in cerca di risposte… che non ho. Lunghi silenzi e sguardi scambiati da 7 persone in una stanza che ne ha viste molte… ma questa ancora no. Mi tengono un po li in osservazione, Donatella la mia dolce infermiera ha finito il turno, ma vuole andar via solo quando lo farò io. Torno a casa titubante. E adesso? Quel che succede nei giorni successivi lo posso descrivere con una parola sola: sfinimento. Da mercoledì sera al sabato io non ho fatto altro che dormire. Mi alzo per mangiare e andare in bagno. Le palpebre sembrano esser fatte di pietra, la testa pesa cento kg, fatico a parlare e a seguire un discorso. Immagini sfocate, ricordi troppo lontani… dove sono io in tutto questo?

Mi sento sopraffatta dai farmaci, dalla malattia e dalla situazione in generale. Sento che nel mio corpo non c’è spazio per me. Non ho ne emozioni ne pensieri costruttivi. Quello era il farmaco che bloccava l’esercito, se non lo posso prendere come lo blocco?? Mia mamma, dopo due giorni stanca o preoccupata di vedermi come una verza sullo scolapiatti, decide in autonomia di intrattenere una conversazione con me della durata di ben 30 minuti…e seduta su una sedia. Che fatica! Mi si chiudono gli occhi e la testa ovattata cade in avanti, ma ce la faccio. Non parlo ma ascolto, e devo ripetere tutto quello che mi dice!! Finita questa impresa torno stesa a letto e son pronta per riaddormentarmi. Non ricordo che ci siam dette. Il mio corpo è intossicato, ne sono certa, ancora una volta corre ai ripari facendomi riposare, staccare, recuperare. Lo volevo così tanto sto farmaco blocca esercito! Golia me lo possono levare, ma le metastasi no. È troppo stavolta. Gli antibiotici del ricovero, la chemioterapia e il farmaco per le metastasi, il mio corpo ha detto basta! Svengo. Mi sento uno straccio, anche solo pensare mi porta via energia. Allora sto a letto. C’è l’intenzione del pensiero, di fare un po’ il punto della situazione, ma non c’è la lucidità adatta per poter portar a termine questa mia volontà e io non la contrasto. Lascio andare. Vorrei potervi descrivere meglio i pensieri e le sensazioni di quei quasi quattro giorni di “narcolessia”, ma davvero non ho ricordi. Nei pochi momenti di lucidità, un unico pensiero non dava tregua: se non ci sono altri farmaci per le metastasi sei disposta a stare così una volta al mese? Non mi rispondo.

Ero proprio in una bolla. In tanti mi scrivono ma non rispondo a nessuno, aspetto di stare meglio per poi ridere anche di questa storia. La paura era quella di non tornare come prima, malata si ma almeno lucida, ancora indipendente sebbene non totalmente. Cioè rendiamoci conto: mi mancavano i dolori e il parlar della malattia… se ho i dolori significa che ci sono. Che vivo, male ma vivo. Mi mancava il sentirmi viva. Non sapevo dov’ero ne dove sarei finita, non sapevo se mi sarei mai ripresa. Il parlare, i dolori, il lamentarsi, mi tengono in contatto con la realtà, riesco a percepirmi. Ma se non ho dolori, ne pensieri, ne voglia di parlare o ridere cosa sono? Che percezione ho di me? Qual è il mio posto? Ecco come stavo, c’era il corpo ma Francesca non c’era ne per se stessa, ne per gli altri. Ho avuto davvero paura di non ritrovarmi, mi sentivo come una boa che si è staccata dalla corda e vaga in mezzo ad un mare agitato. A distanza di 10 giorni son tornate le forze, i dolori e la voglia di ridere. Ho rivisto l’oncologa che alla mia domanda ‘Cos’è stato quello che ho vissuto?’, ha allargato le braccia guardando il soffitto ‘Non ne ho idea, mai sentito’. Farmaco naturalmente sospeso e ne riparleremo a fine delle sei chemio… prendiamola così!

Per fortuna Davide non c’era, risparmiandosi così di vedere sua mamma in posizione orizzontale per più di 8 giorni. Vi scrivo dal mare ora. Sono con Raffaele e Giulia… e il mio salvagente unicorno, come se non bastasse ad attirar abbastanza l’attenzione esser di carnagione bianco candeggina in piena estate e pure calva. Vado a farmi un tuffo e sono felice, di nuovo fiduciosa. Di nuovo guerriera… senza turbante perché schiatterei dal caldo, con un’arma in meno, ma sempre determinata e cazzuta. Ora dormire è una perdita di tempo, mentre prima era essenziale per il mio corpo. Ora combattere è una priorità, prima era solo una speranza, un’illusione. Me ne mancano due di chemio. Dopo tiriamo le somme Golia mio!”

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4 pensieri su “Diario di una donna col cancro, i giorni bui

  1. Francy sei unica!!!!!!!! Ormai aspetto di leggere il tuo diario e mi stavo quasi preoccupando per il tuo silenzio…La tua voglia di vivere e di combattere è un enorme esempio per tutti quelli come me che devono combattere il proprio Golia! Grazie della tua grande testimonianza e della forza che ci metti nel combattere…Ti sembrerà strano ma questa forza arriva fino a casa mia, a Carbonia!!!!! Continua così, coraggio, siamo con te!

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  2. Rimango sempre stupita quando ti leggo, Francy! Hai una forza pazzesca e questo di certo non può che esserti d’aiuto nella tua battaglia.
    Forza Francesca, non mollare! Noi continuiamo a fare il tifo per te!!
    Un strucon.

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