L’addio a mia zia, una guerriera tenace che non ha mai mollato

Oggi è un giorno parecchio strano, il tempo è buono ma non troppo e c’è tanta calma. Mi ritrovo a scrivere, forse perché è l’unica cosa che un po’ so fare. La tua battaglia è finita e hai deciso di andare via proprio in un giorno sereno. Ha piovuto tanto in questo periodo, quando uno muore si pensa sempre che il tempo debba essere lo specchio di ciò che sta accadendo, ma per te è stato diverso.

Avevo 8 anni quando per la prima volta sei partita a Milano, ricordo poche cose, ma ti eri portata mia mamma con te ed insieme eravate volate verso una speranza, quella di sconfiggere il tuo cancro al seno. Eri tornata molto tempo dopo con dei capelli a caschetto bellissimi, biondi e io invidiavo tanto il tuo nuovo taglio; all’epoca non sapevo che quella era una parrucca, ma tu ridevi perché io volevo sempre toccare i tuoi capelli.

La seconda volta che partisti, eri tornata con un tatuaggio nel polso, una farfalla colorata, a me piaceva tanto e ti avevo fatto promettere che da grande avresti regalato quella farfalla anche a me. Lo hai fatto, l’hai disegnata tu, hai preteso dal tatuatore di scegliere la minima sfumatura. L’hai voluta un po’ cambiare questa farfalla, perché la tua “era vecchia” e non stava bene con gli altri pasticci del mio corpo. Poi quando il tatuatore ha finito il suo lavoro ti sei pure lamentata per il prezzo, dopo averlo ossessionato per un pomeriggio interno.

I tuoi viaggi a Milano sono durati 23 anni, una vita in fondo, non ricordo nemmeno quante volte il tumore sia tornato a farti visita, erano troppe da contare, che zia Angela avesse un tumore era per tutti la normalità.

Eri combattiva e avevi una paura assurda della morte, avevi troppa roba da fare e troppe cose in testa per lasciarlo vincere, quindi ogni volta ripetevi lo stesso calvario: visite, medicine, pet, capelli che cadono ansia che aumenta e in 23 anni non ti ha lasciato in pace un attimo. Ma tu vivevi lo stesso, avevi una vita oltre il cancro fatta di viaggi, disegni e litigate. Ti piaceva un sacco farmi arrabbiare, e fino all’ultimo non ti sei risparmiata di ridere dietro i miei scleri da ragazza gelosa. Tu lo facevi apposta, eri fatta così, tanto a far arrabbiare me non ci voleva nulla.

La vita non è stata clemente con te, hai resistito tanto perché c’era Laura, tua figlia autistica, perché non volevi lasciarla sola; hai resistito perché eri troppo determinata a vedere i tuoi figli sistemati, i tuoi nipotini e a goderti comunque quella vita un po’ amara che ti era stata servita.

Non conosco nessuno che abbia resistito 23 anni con un tumore aggressivo come il tuo, non conosco nessuno che ci abbia messo tanta determinazione per non morire e, che in punto di morte, sia riuscita comunque a vincere e morire con dignità.

Molti pensano che hai perso la tua battaglia, io invece no, penso che fino all’ultimo hai vinto tu, hai vissuto come hai voluto e te ne sei andata come volevi. Hai fatto un gran casino, ma tu eri cosi.

Stamattina quando sono andata a vederti, quando ormai tu avevi già lasciato il tuo corpo e tutti intorno a te piangevano io mi sono sentita in pace, la tua faccia era serena, non più marcata da quei dolori che non ti lasciavano dormire.

Eri vestita e ti ho aggiunto una mia sciarpa, quella che hai provato a rubarmi mille volte ma che non ti ho mai ceduto, sei riuscita ad avere pure quella alla fine. Ti ho truccata, messo la cipria, l’ombretto e tutto ciò che una donna deve avere per un viaggio. Il tuo ultimo viaggio. Non sono credente e questo secondo me mi autorizza a pensare al dopo un po’ come mi pare e piace. Tu di sicuro ci stai guardando e magari, con la tua sigaretta fra le dita, un po’ te la stai ridendo di tutte queste persone che piangono per te. Ma io no, a me non mi freghi, mi piace pensare che tu ancora ci guardi e ci ascolti e che come sempre ridi.

Sei stata un esempio per me, non avrei scelto questo percorso se tu non mi avessi insegnato che c’è sempre vita oltre la malattia e spero sarai un esempio per tante altre donne che ancora stanno combattendo contro questo mostro, un esempio di come di può lottare fino alla fine con dignità e onore. Ciao zia, fai buon viaggio.

3 pensieri su “L’addio a mia zia, una guerriera tenace che non ha mai mollato

  1. Mi stringo a voi con un abbraccio forte..tua zia é stata davvero una guerriera.. Fede,dal tuo racconto mi é sembrato di conoscere da una vita la tua cara zia ❤ sono sicura che vi starà sempre vicino con un sorriso grande grande 😘 un abbraccio forte a tutti voi 💞

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