“Combatto un tumore metastatico per amore di mio figlio”

Oggi racconteremo la storia di Diana, 46 anni, malata di un tumore metastatico al seno.

“Tutto inizia in un momento della mia vita che oserei definire meraviglioso,” inizia Diana, “un momento che avevo atteso da anni, da 10 lunghi anni, passati tra dolori e delusioni e pianti e speranze deluse, io e mio marito, sempre uniti. Finalmente dopo 10 anni di ricerca, avevamo quella fatidica data fissata. Finalmente andavamo ad abbracciare, a baciare e a far diventare figlio un bambino che 6 mesi prima avevamo visto solo in foto, un faccino meraviglioso con occhi a mandorla di un bimbo di solo 1 anno con un labbro leporino da operare. Dovevamo partire per la Cina, la data era fissata. Una settimana prima, in seguito a delle fitte che sentivo al seno, ho iniziato l’autopalpazione sentendo così un nodulino, non troppo piccolo a mio avviso, ma non eccessivo. Io che sono abbastanza intuitiva, ho subito capito di cosa poteva trattarsi, ma non potevo dar retta a niente in quel momento e mi sono detta: ‘Ok, in Cina ci stiamo solo 20 giorni, anche se dovesse essere un tumore, oggi si cura, non saranno 20 giorni a rovinarmi la vita’.“

Così Diana decide di mettere in secondo piano il suo “nodulino” e di partire per la Cina. Come da programma dopo 20 giorni erano nuovamente in Italia, ma il piccolo aveva già un intervento fissato per chiudere il labbro leporino e mamma Diana ha deciso un’altra volta che il suo “nodulino” poteva tranquillamente aspettare.

Da marzo, dove si era accorta di avere questo problema, siamo arrivati ad agosto, dove finalmente decise di dedicarsi un minimo a lei facendo una visita.

“Quindi vado dalla senologa e,” continua Diana, “appena sente ciò che io chiamavo ‘nodulino’, spalanca gli occhi, mi fa subito l’esenzione e nel giro di due giorni avevo già tutti gli esami fatti che avevano confermato che quel ‘nodulino’ era di ben 7 cm, per giunta duttale infiltrante. Ho iniziato subito la chemio per ridurlo, poi dopo la mastectomia con ricostruzione contestuale del seno. L’esito dello svuotamento ascellare ha evidenziato una marea di noduli in metastasi, quindi ho dovuto iniziare la radioterapia che mi ha ridotto la capsula della protesi. Il seno era diventato una cosa inguardabile”.

Questo percorso per Diana e durato un anno intero. Il primo anno che il suo bambino passava in Italia con la sua nuova famiglia, un anno che doveva essere di gioia che si era trasformato in un incubo.

Ma Diana non molla, sa che il bambino aveva bisogno della sua mamma, quindi continua a lavorare otto ore al giorno e a dedicarsi al suo piccolo, l’unico giorno che si prendeva di riposo era il giorno della chemio.

Purtroppo però, i farmaci iniziarono a  far ingrassare Diana, che è passata da pesare 48 kg a 60 kg in un solo anno. Lei, così abituata al suo fisico longilineo, non riusciva più a guardarsi allo specchio. Si vedeva disgustosa, influenzando così anche la vita di coppia. Si vergognava ad avvicinarsi al marito e lui, dal canto suo, non si avvicinava più a lei.

Dopo i controlli finali era tutto a posto e per ben 3 anni i controlli andarono bene, per esorcizzare ciò che era successo decidono di comprarsi una nuova casetta, dove poter vivere finalmente il loro sogno con il loro bambino tanto desiderato. Nel 2016, però, ecco nuovamente tornare il terrore, molteplici metastasi al fegato.

“Io mi sono vista morta,” racconta Diana, “cominciò nuovamente l’incubo, trafila di esami, due biopsie al fegato, che hanno mostrato che il tumore aveva la stessa natura del primo, nessuna mutazione. Da ripetere la prima cura, caduta dei capelli, aumento di peso, che ero riuscita un po’ a perdere negli anni tranquilli. Alla fine della chemio ero migliorata, le metastasi si erano rimpicciolite e i markers erano in netta caduta, segnale buonissimo, quindi cura ormonale e biologico di mantenimento e dopo soli 3 mesi, di metastasi ne era rimasta solo una”.

Contro ogni aspettativa, Diana stava migliorando visibilmente, purtroppo però, la sua vita di coppia, peggiorava al contempo. Il marito, sempre più assente, iniziò ad andare in palestra e ad interessarsi ad altre donne. Lei sempre più sola a combattere contro un mostro che le voleva togliere la felicità.

Fortunatamente dopo una lunga psicoterapia di coppia il rapporto con il marito è migliorato, lei rimane sempre sotto controllo, ma sembra tutto stabile e il suo piccolo con gli occhi a mandorla, cresce bello e forte.

“Il tumore mi ha tolto la felicità e la serenità che cercavo da tempo,” conclude Diana, “però ho reagito con forza e determinazione, non ho mai smesso di lavorare, non mi sono mai disperata, non ho mai fatto la vittima. Questa ora è la mia vita. Spero che sarà il più lunga possibile. Mio figlio ha diritto di non subire un secondo abbandono e io farò di tutto affinché questo non avvenga”.

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