“La mia guerra contro il tumore”

Oggi ci racconterà la sua storia una donna terribilmente coraggiosa, Daniela Altieri, 41 anni di Parma, che ha inviato al nostro blog la sua testimonianza sotto forma di lettera, una struggente lettera.

“Mi chiamo Daniela e sono mamma di una splendida bimba di sei anni. Quando tutto ebbe inizio la mia bimba aveva due anni e mezzo, avevamo appena fatto il trasloco e cercavo di uscire da una gravidanza devastante. Un giorno mentre ero in bagno, sentii un piccolissimo pezzettino di carne che fuoriusciva dall’ano e insieme a lui piccole perdite ematiche. All’inizio non gli diedi peso, ero molto presa dal trasloco e dalla sistemazione della casa, in più pensavo a crescere la mia piccola. I mesi passavano e queste perdite continuavano. Decisi di parlarne con mio marito Franco, pensando però che fossero solo emorroidi. Un giorno, dopo mesi, mi accorsi che quel pezzo di carne era cresciuto e con lui anche le perdite ematiche. Solo allora decisi di andare dal medico curante e farmi fare una ricetta per la visita.

Ricordo ancora quel giorno, Franco voleva prendersi un permesso a lavoro per accompagnarmi, io gli dissi tranquillamente che non c’era problema, che sarei andata con la mia amica e la mia bimba.

Io entrai e lasciai mia figlia fuori con la mia amica. La dottoressa mentre mi visitava disse “oddio”, non capivo cosa stava succedendo. Appena la dottoressa finì la visita, chiamò in chirurgia dicendo che dovevo essere operata d’urgenza.

Avevo i lacrimoni, cercavo di essere lucida ma non lo ero.

Mi disse che avevo un polipo anale gigante e di salire su in chirurgia per prenotare il pre ricovero.

Il mio primo pensiero fu: ‘Morirò, come farà mia figlia senza di me?’. Mentre mi recavo verso la porta cercavo di non piangere e di non far capire niente, ma non ci riuscì. Presi la mia amica e mia figlia e ci recammo in chirurgia a prenotare il pre ricovero, poi chiamai Franco, mia sorella e mia madre .

Cercavo di capire leggendo su internet, qual’era il mio problema ma leggevo solo cose orribili. Nel frattempo, mia madre mollò tutto e da Caserta ci raggiunse a Parma. Dopo alcuni giorni fui chiamata per il pre ricovero e da lì a breve intervento.

Quando uscì dalla sala operatoria stavo malissimo, dolori atroci che mi sono portata per mesi e mesi, non potevo prendere neanche Greta in braccio, non potevo sedermi e non potevo andare in bagno.

Il chirurgo, ci spiegò che questo polipo aveva mangiato tutte le pareti anali, avevo una lesione a forma di u che prendeva la parte destra e sinistra.

Quando arrivò l’istologico ci chiamò il chirurgo, mi disse di stare tranquilla che tutto era andato bene.

Mi chiamò una mia amica, Paola, e subito gli dissi che tutto era andato per il meglio e gli lessi l’istologico: ‘È una neoplasia di alto grado, con lesioni sui margini’ (nella mia ignoranza non sapevo che la neoplasia fosse un tumore), lei chiuse il telefono.

Mentre io e Franco eravamo felici per le parole del chirurgo, Paola chiama Franco per spiegargli che la situazione non era come era stata descritta dal chirurgo, ma che avevo un tumore di alto grado e che essendoci delle lesioni sui margini, avrei di sicuro dovuto operarmi di nuovo.

La dottoressa mi spiegò che avrei dovuto rioperarmi, mi disse anche che non avrei dovuto fare ne radio ne chemio.

Mio marito però, ormai poco convinto, decise di farmi fare un secondo controllo, prenotando così al Bellaria, a Bologna .

Gli portai i referti e mi dissero che in pochi giorni mi avrebbero contattato, così fu. Mi dissero che avrei dovuto fare cicli di radioterapia e avrei potuto farlo anche a Parma.

Noi però non contenti ritornammo dal chirurgo, che ci disse che assolutamente non era il caso e che avrei dovuto fidarmi di lui. Nel frattempo, non riuscivo più a trattenere le feci, era ormai un problema anche uscire di casa.

Il medico mi tranquillizzò ancora dicendo che tutto si sarebbe risolto. Nel mentre sono passati sei mesi da incubo, dove infine mi disse che avrei dovuto fare il secondo intervento. Un nuovo calvario. Un nuovo incubo. Il 2 gennaio faccio l intervento, ripercorrendo gli stessi dolori, tra panico e paura. Continuarono i controlli, dove io continuavo a dirgli del mio problema, che per me ormai era diventato invalidante.

Lui allora decise di farmi una manometria rettale e scrisse nel referto: ‘Lieve incontinenza anale’, dicendo che con un piccolo intervento tutto si sarebbe risolto, voleva operarmi per la terza volta, immediatamente.

Io chiesi altri pareri e mi dissero che non era il caso di fare un nuovo intervento, che prima avrei dovuto assicurarmi che fossi guarita. Quando il chirurgo capì che non volevo farmi toccare mi giro le spalle, mi trovavo senza un chirurgo e con i controlli da fare. Nel frattempo ho ripreso la mia vita in mano, grazie a Franco e alla mia famiglia che non mi hanno abbandonato un attimo.
Ma nemmeno i problemi mi hanno abbandonato. Feci una colon e asportano tre polipi per fortuna benigni. Mentre sembrava che tutto scorresse felicemente, scoprimmo che avevo il diabete. Da lì in poi le ho prese tutte: diabete, pressione alta, colesterolo alto, tiroide che non funziona con tre noduli, per finire in bellezza due adenomi sui surreni. Mentre con fatica facevo tutti questi controlli, misi da parte il mio problema.

Un giorno mia sorella mi disse che c’era un buon chirurgo proctologo e che, se avessi voluto, sarei potuta andare per una visita. Decido di andare, principalmente per esporgli la mia incontinenza anale, lui leggendo dalla manometria rettale, decise di mandarmi a Pavia per fare altri controlli.

Andammo così a Pavia, dove feci un elettromiografia ed altri esami. Il medico fu chiaro, non avevo più i muscoli anali. Tornai quindi dal chirurgo e, dopo letto il referto, mi disse che mi avevano tolto tutti i muscoli anali e che per risolvere il problema avrei dovuto subire un intervento molto delicato ad Ivrea, dove mi avrebbero ricostruito tutti i muscoli e messo una stomia momentanea.

Io sono ancora qui. Non sono pronta per questo intervento, ma dovrò farlo.

Tutto questo mi ha dato tanto dolore, ma mi ha insegnato ad apprezzare le piccole cose della vita. Ho imparato ad essere forte e a combattere, la vita continua, vado avanti, cresco mia figlia, amo mio marito. Amo la vita! Nel mio piccolo, ho aperto un gruppo su Facebook dove cerco di dare supporto alle persone affette da tumore del colon e all’ano. Non bisogna mai dimenticare che la vita va vissuta, a volte anche affrontata come una guerra, l’importante e vincere sempre con un bel sorriso”.

Questa era la crudissima testimonianza di Daniela. Noi di Vitae ti auguriamo tutto la fortuna di questo mondo, in modo da poter superare anche questa. Forza e coraggio Daniela, siamo tutti con te.

daniela colon.jpg

2 pensieri su ““La mia guerra contro il tumore”

  1. Bisogna lottare Daniela e sperare contro ogni speranza anche quando tutto sembra perduto…Più e più volte i referti medici fanno paura, ma è proprio vero il proverbio “finchè c’è vita c’è speranza”….Non mollare! Concentrati sulla tua bambina e su tuo marito e affidati a dei bravi medici e se riesci mettiti nelle mani di Dio offrendogli ogni piccola e grande sofferenza e vedrai sbocciare meraviglie nella tua vita!!!!! Un abbraccio forte da una compagna di avventura che combatte da 25 anni…

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