La rinascita dopo il suicidio, l’incredibile storia di Valentina

Ogni giorno nella nostra mail arrivano tantissime segnalazioni di persone che vogliono raccontarci le loro esperienze, le loro storie. Oggi abbiamo scelto per voi una storia molto forte, una storia che parla di depressione, suicidio ma anche di rinascita. Una storia che in tanti avrebbero tenuto nascosta, ma che la protagonista ha voluto raccontare per aiutare chi sta vivendo una situazione buia come quella che ha vissuto lei.

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Lei si chiama Valentina Chiefa ha 25 anni e vive a Palagiano in Puglia. La sua lettera fa accapponare la pelle, ma allo stesso tempo ci mostra com’è possibile superare ogni ostacolo, anche quello più duro.

“Credo sia arrivato il momento di raccontare la mia storia. Premetto che facile non sarà, ma ci voglio comunque provare. Mi chiamo Valentina Chiefa e ho 25 anni. Tutto ebbe inizio nel 2012, avevo 19 anni. Come ero piccola, una ragazza piena di sogni, progetti. Ero una ragazza solare, piena di vita, come è giusto che sia in quell’età. Nel 2012 andai a vivere all’estero, trovai lavoro li. Ero felicissima. Non è stato per niente facile lasciare tutto e partire, lasciare sopratutto la persona più importante, la mia mamma. I mesi passarono e il giorno per tornare a casa per le vacanze estive era vicino, io ero stra felice. Vedere mia madre, le mie sorelle e i miei amici, che meraviglia. Durante quelle vacanze però, mi resi conto di non essere proprio felice, pensavo già a come sarebbe stato il giorno del ritorno. Mi ritrovavo spesso a piangere da sola… Poi ritornai alla mia vita, al mio lavoro. All’estero non vivevo sola, vivevo con mia zia. Mi resi conto che le cose non andavano bene, vivere con un’altra persona, abituarsi alla sua vita non era per niente facile. Nel frattempo conobbi un ragazzo. O meglio mi fecero conoscere un ragazzo, che poi a dire la verità per come sono fatta io, l’avrei evitato. Dopo qualche settimana mi misi con lui, ma non ero felice, non ero per niente serena. Beh non lo ero neanche a casa, nemmeno a lavoro ormai. Era chiaro che ormai fossi caduta in depressione, ma io non me ne resi conto. Mi sentivo comunque normale, non accettavo il fatto che qualcosa in me non andasse. I mesi passarono e io peggiorano sempre più: non mangiavo, non mi lavavo… mi facevo schifo! Non lasciai comunque il lavoro, ma non avevo più un anima. Ero un morto che camminava. Ero assente in tutto ciò che facevo, le notti poi… quelle erano interminabili. Così una mattina, la mattina del 12.12.12, mi alzai e decisi di lanciarmi dal ponte di una stazione.

Del folle gesto non ricordo nulla! Era una giornata incredibilmente  nevosa, e fu quella neve che mi salvò la vita. Fui ritrovata dall’autista del treno, come fece a vedermi in mezzo a tutta quella neve non so! Un angelo, quell’angelo che non ho mai conosciuto. Fui portata di corsa in ospedale con l’elicottero, ma io non ricordo proprio nulla, ero in fin di vita. Stetti 3 giorni in coma, posso dire con certezza che quei 3 giorni sono stati i più belli della mia vita. So di essere stata in un posto magico, stupendo, non so se fosse il paradiso ma era bellissimo! Forse è stato solo un assaggio, prima di ritornare qui e vivere un inferno. È già, una volta sveglia misi in conto di soffrire più di prima. Il fatto di non poter più camminare e stare per sempre su una sedia a rotelle è una bella sofferenza. Stetti un mese in ospedale, tra vari interventi alla colonna vertebrale e 5 mesi in un centro riabilitativo. Conobbi persone veramente stupende. Venivo seguita da una psicologa, ma non capivo nulla di quanto dicesse, anche perché non capivo bene il tedesco. Mi diedero anche gli psicofarmaci, ma appena potevo li gettavo. Una volta finiti i mesi riabilitativi tornai in Italia. All’inizio tutti presenti, tutti vicini, ma dopo? Dov’erano i miei parenti? I miei amici? Non c’era più nessuno. Solo mia madre mi è stata, ed è ancora oggi al mio fianco. In questi anni mi è passata per la testa tante volte l’idea di farla finita per la seconda volta, ma rispetto alla prima non ho avuto il coraggio. Non riuscivo neanche ad entrare in chiesa, dalla vergogna di quel gesto contro la volontà di Dio! Tutte le volte che entravo in chiesa mi sentivo di soffocare, non respiravo. Per circa 4 anni e mezzo ho vissuto come una vegetativa, non mi andava di far nulla, non volevo vivere con una sofferenza così grande. Poi però, da circa un anno, ho capito che comunque anche se sono su una sedia a rotelle, sono giovane e ho una vita davanti. Una volta alla settimana vado dalla psicologa, mi ha aiutata molto e non ho intenzione di lasciarla. Ho trovato nuove amicizie, delle vecchie non ce più nessuno. All’inizio ce l’avevo tanto con Dio. Mi chiedevo perché non mi avesse preso con se, invece di farmi soffrire così tanto. Oggi invece lo ringrazio, perché mi ha salvato dalle fiamme dell’inferno. So di essere testimone di salvezza. Quando racconto la mia storia a persone che stanno male, che stanno soffrendo come ho sofferto io e magari cambiano idea, sono al settimo cielo. Vorrei salvare tutte le persone che soffrono, che stanno per fare quel folle gesto, ma non sono Dio. Soffro terribilmente quando apprendo di persone che non ce l’hanno fatto. Quello che voglio dire a voi lettori, è che dalla depressione si può uscire. Trovate la forza di reagire, anche se state morendo dentro. Spero che la mia storia vi possa servirvi in qualche modo”.

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3 pensieri su “La rinascita dopo il suicidio, l’incredibile storia di Valentina

  1. Bravissima Vale, sei una donna forte, la vita ti ha dato una seconda possibilità, non puoi sprecarla e ora che lo hai capito stai lottando, potrai aiutare con la tua testimonianza tantissime persone che si sentono perse ma in realtà hanno bisogno solo di avere una mano tesa, non bisogna mai vergognarsi di chiedere aiuto! Un abbraccio

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  2. Vale, la tua storia è molto toccante ,ho sempre ammirato le persone che dalla sofferenza riescono poi a trasformarsi in persone vive e ricche di senrimenti forti.Grazie per aver raccontato il tuo vissuto ne farò tesoro.un abbraccio Alessia.

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