Diario di una donna col cancro, l’urlo dell’anima scritto su un foglio

Il potere della scrittura è particolare. Riesce a collegare quei fili nascosti al nostro interno, facendoci comprendere cose che la parola o il pensiero non sono in grado di svelarci. La scrittura è come un dialogo con la propria anima, permette di comprendersi un po’ di più. A volte questa, però, è troppo ferita per farsi comprendere, e grida, urla di dolore. Anche questo dialogo però è terapeutico, ci aiuta a sfogare lo stress, la rabbia, a capirne poi i motivi, a capire il proprio demone. Francesca, come molte ragazze, prima usava questo potere per sfogarsi, per comprendersi meglio, per tirare le somme di una vita, come quella di un po’ tutti, incasinata. Ora invece scrive al suo di demone, quel Golia che le ha cambiato la vita, quel male con cui è costretta a convivere. Ci parla, lo sfida, lo coccola e gli fa la guerra. Un rapporto complicato, come questa pagina del diario. Complessa e intricata perché profonda, che lascia sbigottiti perché terribilmente sincera. È il potere di Francesca, riesce a farci capire in modo vivido le sue emozioni, facendo scrivere direttamente la sua anima, senza nessun filtro. Quello che scrive è l’urlo della sua anima, ed è per questo che abbiamo sempre la pelle d’oca a leggerla.

Buona lettura.

Se non avete letto le precedenti pagine del suo diario, potete rimediare cliccando qui.

All’età di 11 anni avevo un diario, scrivevo dei litigi con mia sorella, del ragazzo che mi piaceva, delle cretinate che facevo con Elena, del bacio mancato con quel ragazzo o dei dubbi sul presunto amore per uno o per un altro. Il mio diario si chiamava Lulù, e scrivevo come se stessi parlando veramente con Lulù, come se fosse una persona. Da li è cominciato il mio desiderio di buttare per iscritto i pensieri, anche quelli più brutti, quelli che ti vergogni di dire a voce alta, quelli difficili da confidare anche alla tua migliore amica. Mi svuotava leggerli nero su bianco, mi sentivo più leggera e con la sensazione di aver la coscienza più pulita. Ho avuto diari in coppia con Elena, Azzurra e Nathalie… ci scambiavamo opinioni importantissime su prof, voti o ragazzi pur vedendoci ogni giorno a scuola o fuori, trovavamo sempre pagine e pagine da argomentare, e con quale foga! Con tanto di disegnini.


Ne ho moltissimi di diari, profumati, a righe, ad anelli, grandi e piccoli, con lucchetto, a fiori o con gli animaletti: una cartoleria insomma! Ora, dopo 24 anni, uso meno il diario con la penna, ma amo comunque scrivere lettere o biglietti. In genere scrivo a Raffaele o a Davide.
Oggi scrivo su un memo del cellulare o sull’IPad, per poi esser pubblicata su un blog. Non scrivo più di baci mancati o dei litigi con Giulia o con i miei, scrivo di malattia e dei miei stati d’animo annessi a Golia. Scrivo di lui, scrivo di te Golia.

Ho dormito per mesi a pancia in su senza potermi muovere.
Ho sentito la testa cadermi all’indietro.
Ho visto il mio corpo trasformarsi.
Ho sopportato le notti insonni.
Ho subito gli effetti dei farmaci.
Ho visto lo sguardo di amore e terrore negli occhi delle persone che amo alternarsi con troppa velocità.
Ho avvertito dolori che non credevo esistessero.
Ho messo da parte le rabbia.
Ho avuto il rifiuto di guardarmi allo specchio, poi ho trovato il coraggio e oggi scopro di accettarmi così per riscoprirmi guerriera.
Ho odiato i pochi sguardi di pena.
Ho pianto fino a restare senza fiato.
Ho avuto paura di smarrirmi.
Ho ritrovato delle amicizie.
Ho rivalutato altre amicizie.
Ho imparato almeno 30 nuovi termini tecnici/ospedalieri.
Quando incontro una donna calva ci sorridiamo ‘Ce la faremo amica!’ Ecco cosa c’è in quel sorriso. Manca un niente per l’abbraccio più spontaneo del mondo.
Mi son dovuta far vestire dagli altri a causa dei dolori o della debolezza.
Ho incontrato donne bellissime nelle loro fragilità.
Non sopporto più lo zenzero, i pomodori e l’insalata.
Ho fatto un corso di trucco per mascherare i solchi della malattia sul mio pallido viso.
Ho imparato a gestire le poche informazioni che mi vengono date di volta in volta dalle oncologhe.
Ho dato consigli e forza alle mie chemio-amiche che han iniziato questo percorso dopo di me.
Ho detto ‘È troppo’, per poi scoprire che non era mai abbastanza.
Ho pianto il giorno che mi han rilasciato il tagliando per il parcheggio disabili.
Sono in costante contatto con il mio corpo, a volte in allarme, altre molto più rare, in pace.
Penso alla morte più spesso dei monaci buddisti.
Ho deciso di affrontarti.
Ho deciso di adottarti al punto di darti un nome.
Ti ho parlato, toccato e coccolato quando le tue scosse non mi facevano chiudere occhio.
Ti ho raccontato.
Hai messo a dura prova il rapporto col mio fidanzato.
Mi sento più forte oggi.
Forse sono anche diventata cattiva come mi è stato detto.
Ho una cicatrice sul mio corpo a causa tua.


Cerco di immaginarti, e non ti voglio vedere cattivo e armato, ti voglio credere un po’ perso come me. Ci siamo capitati e ci dobbiamo accettare, tu stai in un piccolo ed angusto spazio nel mio quadrante destro, io e il mio esercito ci batteremo col tuo di esercito che ormai si è insediato dappertutto nel mio corpo. Mi hai dichiarato guerra e ora io mi difendo, faremo la pace ma ci serve del tempo.

Vorrei con tutto il cuore oggi scrivere a Lulù con la spensieratezza di…. un anno fa, sei mesi fa. Oggi scrivo ancora anche se sono indubbiamente più pesante forse petulante ma anche più sicura, lucida e severa.
Non mi accontento, voglio lottare, ma non voglio che questa lotta con te sia la mia quotidianità, non voglio dedicarti più di un pensiero al giorno, non voglio che sia questa lotta a tenermi in vita.
Voglio solo la quotidianità di Elisa, Francesca o Giulia, quella che a giorni sembra noiosa e banale, altri giorni difficile o impossibile, ma che io cazzo vi invidio.
Ecco caro Golia, oggi scrivo a te e lo farò spesso per tenerci in contatto. Ho la sensazione che non ci perderemo di vista purtroppo.
Questa potrebbe essere una mia pagina di diario di quelle confuse e scritte a penna, macchiata di unto perché ho mangiato le patatine dixi, e con un bel disegnetto in basso a destra.
Cercavo un modo solenne, bizzarro e curioso per concludere la pagina di diario della sesta chemio… ho iniziato a scrivere il giovedì dopo la terapia, iniziavo così:
La notte mi rompo in tanti pezzetti e la mattina provo a ricompormi. Fa male ed è faticoso. Ci metto 10 minuti ad alzarmi, ci risiamo: mi servono i messaggi di mamma, di nuovo le attenzioni di tutti mentre io annaspo per cercare un po’ di contenimento e autonomia.’
Stop.
Mi stavo sulle palle da sola, sta ‘tiritera’ l’avete letta e sentita tutti, vediamo dunque cosa c’è di nuovo: c’è che mia sorella ha imparato a fare i massaggi, per cui a mezzanotte se ho dolori le lascio un vocale e le appare sulla porta con l’olio pronta a farmi star meglio e a raccontarmi della sua futura cucina stile industrial.
C’è che Davide ha iniziato scuola, non salta dalla gioia ma manco si dispera: è felice di rivedere gli amichetti e io sono felice che sarò in forze per seguirlo.
C’è che inizierò una terapia ormonale che non mi farà più perdere i capelli ne franare i neutrofili negli inferi oncologici.
C’è che dovrò fare una puntura ogni 28 giorni per entrare in menopausa: a 35 anni. A vita.
C’è che è l’ultima settimana di patimenti tra gusti, insonnie, nausee e svenimenti (ci voglio credere).
C’è che dovrò cucinarmi pranzo e cena da sola, perché i miei han deciso di mettersi a dieta dopo la mia ultima chemio, della serie: ‘Ci hai fatti ingrassare con le tue voglie, ora levati grazie!’. Non ho più scuse. Magari gliela meno con la storia delle metastasi e una pasta con le costine di papà riesco a scavarmela!?
C’è che torneranno a pungermi le zanzare e a crescermi i peli… dovrò far pace col rasoio.
C’è che posso riprendere a far una vita quasi normale, ma stento a crederci finché io la terapia ormonale non ci presenteremo.
C’è che sono fiera del mio corpo, seppur deformato e violentato da medicine di ogni genere, poche volte è caduto e tante è rimasto su, in alto.
C’è che sono fortunata ad avere voi, da chi abita con me a te che mi stai leggendo dalla Sardegna, o da chi sa dove, e che quasi quasi ti sembra di conoscermi personalmente.
C’è un’infinita lista di grazie che vorrei scrivere e che farò perché siete preziosi….
C’è che mi prenderò il caffè, il succo o un panino con chiunque me l’abbia chiesto, e se non ci riesco farò comunque una festa.
C’è che ho fame e ora ordino a Raffaele una delle mie ultime (si spera!) cene post chemio.
A presto amici!”

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5 pensieri su “Diario di una donna col cancro, l’urlo dell’anima scritto su un foglio

  1. Cara Franci,mi sono emozionata nel leggere questa tua pagina del diario.. non ti conosco personalmente ma,mi pare di conoscerti da una vita intera.. un giorno leggerai anche il mio diario qui 😉 e… chissà che ci incontreremo per un caffè insieme come dici tu e sono sicura che ce la fai dolce guerriera ❤😘 Mersia

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  2. Da ieri leggo il tuo blog, leggo quello che per me è stata la guerra di mia madre. Leggo la tua forza e ti ammiro, ti stimo, ti sono grata perché condividi con deglu estranei un percorso tortuoso e difficile ma lo affronti con lo spirito di un veta, grande, ammirabile guerriera. Grazie!

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  3. Dai Francy, tieni duro! Aggrappati a qualsiasi cosa intravedi di positivo e credici con tutte le forze…Con tutto ciò che stai facendo non credo che Golia non venga ficcato…Sii comunque positiva anche quando tutti intorno a te sono spaventati…Anch’io continuo a lottare con le unghie e coi denti e a sperare anche quando sembra che non ci siano vie d’uscita! Finchè c’è vita c’è speranza, si dice e io ci credo fermamente, fino all’ultimo barlume di vita dobbiamo lottare e sperare perchè l’impossibe a volte accade!!!! Ti abbracvio gorte guerriera, lotto anche per te, per trasmetterti forza e coraggio

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  4. Ciao ho letto la tua pagina, a tratti mi sono dovuta fermare sentendomi piccola piccola con le mie menate quotidiane che a volte mi sembrano battaglie insostenibili !!! Sei una guerriera e che guerriera !!!! Ti abbraccio

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