Il ricordo indelebile di un sorriso

Oggi sarebbe stato il tuo compleanno, 70 anni di pura follia… e invece ormai è un mese e qualche giorno che te ne sei andata, non sei riuscita a festeggiare questo compleanno con noi. Il bello è che da quando sapevamo del tuo tumore, ogni festa veniva festeggiata come se fosse l’ultima. E ora, ora come festeggeremo le imminenti feste?

Eppure ancora a me sembra tutto cosi strano, come se tu fossi solo partita per le ferie, ma prima o poi tornerai, perché sentirai la mancanza di litigare con me. So che è solo una strana sensazione, questa volta non sarà cosi, questa volta il tuo viaggio durerà più del solito,

 

Io non riesco a non pensare a quando facevi la cretina togliendoti la dentiera per farmi arrabbiare o alle nostre risate del capodanno scorso. Sai, non avrei mai creduto che non saresti arrivata a festeggiare il Natale con noi o che non avresti visto il mio bambino.

 

Mi ricordo negli ultimi giorni, quando tu mi hai detto che saresti morta a breve e io, come una bambina, ti avevo chiesto: “Ma zia, non vuoi aspettare per vedere il mio bambino?”. Tu avevi risposto semplicemente, ma con la solita stizza: “Certo che vorrei, ma non dipende da me“. Come una scema, avevo pensato che invece potesse dipendere veramente da te, perché eri abituata, perché alla fine era da anni che vincevi tu.

 

Abbiamo avuto le nausee e i vomiti insieme, sembravano gli stessi sintomi, solo che i miei erano per un nuovo inizio, i tuoi per una fine. Ho sempre pensato che fosse tanto strano il fatto che avessimo la stessa nausee per due cose cosi opposte.

 

Ho accompagnata la tua bara seduta nel carro funebre, non solo perché sicuramente sono strana, proprio come te, ma perché volevo veramente che quel tuo ultimo viaggio tu non lo facessi da sola. Quindi, come facevamo quando eri in vita, mi sono seduta tranquillamente nel sedile davanti pensando che era solo l’ennesimo viaggio in macchina che facevamo insieme.

Tutti erano dietro, a piedi, ma per me non c’era nessuno, era un semplice viaggio dove guardavo dal finestrino come se attraverso i miei occhi qualcosa la potessi vedere ancora anche tu.

 

Oggi mi ritrovo ad avere un pancione bello grande e a dover andare alla tua messa del primo mese, come se veramente credessi in queste cose, nel fatto che tu con la tua sigaretta in bocca ancora una volta non te la stia ridendo di me e di quanto mi fa incazzare dover andare a messa. Ma tu ridi, io lo so, perché in fondo io ti immagino sempre qui vicino a noi, nel tuo posto a tavola quando la domenica vengono a mangiare da noi zio e la tua bambina.

 

Smistando i quintali di roba che avevi, molta ancora con l’etichetta mi sono chiesta anche li se avessi voluto fare tutto  quell’accumulo di roba solo per farmi impazzire frugando. È strano come ho reagito alla tua morte, come se in realtà non fosse successo nulla, come se in realtà potesse fare tutto parte di uno dei tuoi cavolo di scherzi fatti per farmi arrabbiare.

 

Come eredità mi hai lasciato le tombe che prima pulivi tu, più la tua, e ogni volta che vado in cimitero è sempre più complicato, ma anche li con la testa china e ormai sempre più di fretta, visto che le tombe da pulire sono sempre di più, mi trovo a sorridere pensando a come ti starai sganasciando tu nel vedermi impazzire dietro alle mille cose tue.

 

Ogni tanto riguardo il mio libro, dove nelle dediche ci sei anche tu. Nella seconda ristampa ho anche pensato che forse avrei dovuto cambiarla precisando il fatto che te ne fossi andata, ma poi mi sono chiesta perché avrei dovuto se secondo me tu sei ancora con noi.

 

Tuo figlio mi ha chiesto di scrivere la frase per il tuo ricordino con la foto, certo ci mancava solo lui a ridersela, ma questa volta ho riso io, perché, non so se tu ricordi ancora quel giorno, ma io lo ricordo bene. Eravamo in macchina e tu guidavi come solo una donna imbranata sa fare. Io ero attaccata allo sportello, quasi pregando di non morire, e alla radio avevano trasmesso la canzone di Guccini, quella dedicata alla sua amica morta in un incidente stradale. Tu avevi alzato il volume, non so se fosse perché la canzone ti piaceva veramente o perché sembrava un segno del destino di quella tua guida cosi incosciente, ma io avevo guardato fuori e avevo pensato, mentre tu ridevi, che quello era un momento da ricordare.

 

Quindi anziché prendere un po’ di gloria da piccola scrittrice semisconosciuta, ho deciso di usare quel ricordo, mettendo come frase proprio una strofa di quella canzone, la frase che ho pensato appena mamma mi ha detto che non c’eri più, quella che ho pensato quando guardando fuori dal macchina nel nostro ultimo viaggio insieme… ho sorriso, come quel giorno in macchina con te quando guidavi e ridevi.

 

“Voglio però ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti e come ieri sorridi”

 

Buon compleanno zia Angela.

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