Come NON affrontare il lutto, la mia storia, il mio trauma

Non avrei mai pensato di scrivere ciò che state per leggere. Oggi ho intenzione di spogliarmi, di raccontarvi un qualcosa di cui ho sempre parlato col contagocce, anche con le persone a me più care. Un argomento che è rimasto, in tutto il corso della mia vita, appeso, fermo, abbandonato in un angolo perché troppo doloroso. Ma ora ne voglio parlare con voi che state leggendo, perché magari tra di voi c’è qualcuno che ne ha bisogno, come ne avevo bisogno io. Ne voglio parlare perché è nello spirito di Vitae condividere una storia, in modo che questa possa aiutare gli altri. Vi voglio parlare di cosa significhi crescere senza una madre; di cosa significhi, per un bambino di 8 anni, l’improvvisa scomparsa della figura cardine dell’infanzia.

I traumi cambiano le persone, le rivoltano completamente, quello che eri o dovevi essere non esisterà più. Quel genere di trauma lascia una voragine al proprio interno, un’enorme vuoto con cui dovrai convivere e che non si riempirà. Con l’aiuto di chi ti sta vicino potrai magari costruire un ponte per poterlo attraversare, se ben seguito da un professionista potrai guardare sotto quando attraversi il ponte, forse un giorno imparerai anche a sederti sul ponte per passarci del tempo. Ecco, io questo ponte non l’ho mai costruito. Una volta creatosi questo enorme abisso, decisi di allontanarmi il più possibile, convinto che quella fosse la scelta migliore. Non avevo idea che quel buco, se non superato, sarebbe cresciuto infinitamente, raggiungendomi in qualunque posto mi fossi nascosto.

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Ora starete pensando “Non sei stato aiutato a costruire quel ponte” e, in parte, avete ragione. Ma si può biasimare una famiglia che ha appena subito il tuo stesso trauma? Si può colpevolizzare un uomo che ha perso l’altra metà della mela e che impazzisce dal dolore? Si possono dare colpe a nonni, a zie, a sorelle e fratelli, che sono nella tua stessa barca? La risposta è scontata, NO. Col senno di poi e con il favore della visuale completa è sempre molto semplice fare la mossa giusta, ma quando si è dentro la situazione non si vede mai il quadro completo e non si è in grado di avere la lucidità necessaria.

È proprio per questa ragione che ora sono seduto a scrivere col cuore aperto in due, per far capire a chi legge, il mio “senno di poi”, di modo che non si ripetano gli stessi errori in una simile situazione. Mia madre morì ormai quasi 20 anni fa, improvvisamente, per un tragico incidente, e io bambino di 8 anni, da solo non seppi affrontare la situazione, se non in un terribile modo: eliminando tutti i ricordi che avevo di lei, costringendomi all’indifferenza più totale. Non condannatemi, i ricordi sono preziosi, ma a volte troppo dolorosi. Era, secondo me, la via d’uscita più ovvia, l’unica mia possibilità di sopravvivere. E ora non ho più ricordi sotto gli 8 anni…

Ho ben nitidi, invece, i ricordi di quel giorno. La salutai per l’ultima volta chiamandola dalla porta per due volte, prima che uscisse per sempre, come se mi aspettassi qualcosa. Poi ricordo solo urla intense, pianti dolorosi, corse disperate. Il tempo si fermò, si contrasse e andò in mille pezzi. Non chiesi mai come successe, lo scoprii solo moltissimi anni dopo, onestamente non ne trovavo il senso, volevo solo dimenticare.

Non fu la scelta migliore, ovviamente. Andava fatto un percorso di accettazione del lutto, che invece non feci mai, e che forse ancora non ho completato del tutto. La conseguenza fu tragica: tendenza alla depressione, difficoltà a socializzare e anaffettività. Conseguenze che plasmarono il mio carattere, formando ciò che sono oggi: uno, nessuno e centomila.

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Come spiegato prima, da questo genere di trauma non si scappa, anzi, più lo ignori più il buco cresce. Ma costruire un ponte sopra un fosso piccolo è più semplice, farlo su un enorme fossato necessita grandi conoscenze. Quello che voglio farvi capire è che non esiste un modo per scappare, non si può ignorare un lutto, va affrontato subito con tutte le armi a disposizione, badate bene, a qualsiasi età, a maggior ragione nei bambini. Non c’è nessuna vergogna nel farsi aiutare da uno specialista, anzi. Io ne avrei avuto bisogno, ma la situazione era difficile, i tempi erano diversi. Adesso, però, non ci sono più quelle scuse, non esiste più nemmeno quella economica.

Perciò, non ignorate, agite, ve lo dice uno che ha ignorato il problema anche da adulto. Non sapete come fare? Rivolgetevi a qualcuno che sa come comportarsi, oppure recuperate i libri di favole che parlano dell’argomento ai bambini, ma non fate finta di niente. Tu, che mi stai leggendo, non fare gli stessi errori di questa storia. Certe cose non tornano, come ad esempio i miei ricordi

5 pensieri su “Come NON affrontare il lutto, la mia storia, il mio trauma

  1. Ciao Ivan capisco molto bene le conseguenze di un tale trauma, anche io ho sofferto tutta la mia vita tali disagi e mi li porterò nella tomba. Non ho perso i genitori, ma per motivi altrettanto tristi mi sono trovata ad un anno senza padre per 3 anni, messa in nido comunista dalla mattina alla sera, con una madre pezzo di ghiaccio, poi a 7 anni di nuovo senza padre per altri 3 anni e il trauma fu così forte che iniziai a perdere la memoria, non dormire, fare la pipì addosso e tanto altro. Per più di 10 anni ho fatto analisi freudiana e adesso sto bene, anzi sto bene. Affronta il dolore, vivilo sin in fondo, accetta che certi sentimenti e stati d’animo sono andati persi, lascia perdere i sensi di colpa e vai avanti. Con affetto, Liliana.

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  2. Grazie Ivan del dono prezioso che hai regalato ai tuoi lettori!!! Spogliarsi delle cose più care per aiutare gli altri non è da tutti, ci vuole coraggio e un cuore veramente grande…Questo significa che nonostante il trauma sia stato enorme, il cuore non ha perso la capacità di amare! Continua così e la vita ti sorriderà sempre

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  3. Simile a mio papà.
    Molto.
    Con la differenza che la sua, quando aveva la tua età, si suicidò.
    Il suo cuore di pietra, piano piano , molto lentamente, si è ammorbidito.
    L’amore di mia mamma. Il mio. Quello di Dio.
    Insieme, abbiamo riempito i buchi neri.
    Ha perdonato la madre.
    Ha perdonato se stesso, per non aver compreso quello che sarebbe successo.
    Son graffi profondi che lasciano il segno…

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