Cosa c’è dietro l’obesità? La storia di Manuela

La storia di oggi è molto forte, la nostra protagonista è una dolcissima donna, Manuela Aiello di 42 anni. Nonostante a Manuela la vita abbia riservato sin troppe sorprese, lei continua a vivere con il sorriso, benché queste sorprese non siano state sempre piacevoli.

Tutto ha avuto inizio nel 2001,” incomincia Manuela, “ai tempi non stavo passando un bel periodo, piangevo in continuazione, così i miei genitori mi suggerivano di andare da uno specialista, rendendosi conto che questi pianti andavano ben oltre il semplice malumore di una ragazza. Io, ingenua, feci invece una cosa poco saggia, ne parlai con il mio ragazzo, che si arrabbiava solo all’idea, perché, a suo modo di vedere, non dovevo andare a raccontare gli affari nostri ad uno psicologo. Questo, poiché l’80% delle mie problematiche derivavano proprio dalla relazione che avevo con lui. Non riesco nemmeno a contare quanti pianti mi facevo con le mani sopra le orecchie, mentre lui mi obbligava ad ascoltare le scappatelle che si era concesso insieme ad donne. Questa è solo una piccolezza delle tante. Io avevo una fame d’affetto smisurata, eravamo insieme da quando avevamo 15 anni e lui mi ripeteva sempre che ero ossessiva, troppo gelosa e che la colpa era solo la mia che ero una piagnona”.

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Il ragazzo di Manuela aveva altre donne e non esitava a dirglielo, anzi, la obbligava ad ascoltare le sue conquiste, salvo poi riversare sempre le colpa su di lei, dicendo che aveva una gelosia morbosa, come se il tradimento fosse giustificato o quasi fosse l’effetto dato dalla gelosia di Manuela.

Io mi davo la colpa di essere gelosa,” continua Manuela, “purtroppo ero soggiogata da questa persona, perché lui aveva fatto in modo di allontanarmi da tutti, famiglia compresa. Quando ho iniziato a prendere peso, perché a causa di questa situazione mi riversavo sul cibo, lui iniziò a controllarmi anche i pasti, facendomi magari saltare la cena perché avevo già mangiato a pranzo, come diceva lui”.

I genitori di Manuela fortunatamente decisero di prendere le redini in mano, obbligando Manuela ad andare da uno psichiatra. Il medico subito capì che Manuela aveva una depressione maggiore e gli diede immediatamente dei farmaci. Ma Manuela era convinta di non avere una depressione, pensava di essere semplicemente molto gelosa.

Iniziai la terapia farmacologica a Maggio,” ci spiega Manuela, “la psichiatra mi diede subito farmaci forti, voleva tenermi addormentata il più possibile, in modo che io non sentissi troppo quel dolore interno che mi stava distruggendo. Il mio fidanzato ad Agosto decise di lasciarmi, via telefono. Solo dopo un po’ di tempo, mi sono resa conto che era stata una liberazione. Dopo che lui mi lasciò, iniziai a mangiare in maniera eccessiva, visto che lui mi proibiva di mangiare, cosi come iniziai a spendere i miei soldi, dato che prima li mettevo nel suo conto”.

I farmaci, sommati all’ossessione per il cibo, hanno fatto si che il suo peso aumentasse esponenzialmente e arrivasse a uno stato di obesità grave. C’è da dire che i farmaci che prendeva facevano si che lei fosse sempre sedata e nei momenti in cui riusciva ad alzarsi, era profondamente stordita, aggredendo il cibo in maniera maniacale. Era talmente stordita da questi farmaci, che spesso si riaddormentava in bagno, o addirittura col cibo in bocca davanti al frigorifero. Cercava di colmare un vuoto per quel rapporto malato che si era concluso.

Dopo questi due anni praticamente inesistenti della mia vita,” continua Manuela, “ho iniziato a scalare i farmaci e per cosi dire mi risvegliai, in un corpo che non era più il mio. Mi addormentai ad 80 kg, svegliandomi più o meno a 150 kg. Onestamente all’inizio non mi importava, era già tanto che avevo riniziato a sorridere e vivere. Oggi, però, mi rendo conto che mi stavo nascondendo dietro ad un dito: perché avere una fisicità fuori dalla normalità ti porta ad essere giudicata, perché le persone non pensano cosa c’è dietro, pensano che sei semplicemente molto mangiona.”

Gli attacchi di fame patologici di Manuela, che la portavano a mangiare tutto quello che le capitava a tiro, come se non fosse mai sazia, erano appunto dati dalla sua depressione maggiore e da quello che gli era successo. Era come riempire un sacco vuoto d’affetto con il cibo.

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Quando prese coscienza della cosa, contattò un centro per la chirurgia bariatrica per fare l’intervento di riduzione dello stomaco. A causa di varie incomprensioni il suo intervento è slittato per anni.

Ha fatto sette mesi di percorso e, ancora oggi, sta seguendo il percorso che poi la porterà all’operazione.

La sua obesità al terzo stadio l’ha portata ad avere: la pressione alta, problemi a camminare, gambe gonfie e tanti altri problemi che solo chi soffre di obesità può capire.

Ho preso questa decisione perché fondamentalmente non sto bene con me stessa,” continua Manuela, “mentre dal punto di vista professionale sono una persona sicura, dal punto di vista personale sono l’opposto e faccio fatica ad avere relazioni interpersonali, intese come amicizia o relazioni amorose. Questo perché, il mio essere, mi porta a pensare di non essere all’altezza, mi porta a credere che è a causa della mia fisicità, sono sempre stata fregata, mi porta a pensare che in fondo mi devo accontentare perché penso di non meritare di meglio.

Vedo nell’essere grassa il non essere all’altezza, mi fa sentire un peso, forse anche per le mie attuali difficoltà a deambulare”.

L operazione di riduzione allo stomaco non è semplice come molti di noi possono pensare. Prima va fatto un duro percorso, soprattutto psicologico e di abitudine alimentare. Bisogna masticare con accortezza e mangiare a tocchetti, perché lo stomaco, essendo stato rimpicciolito, non riesce a contenere quello che si mangia e si rischia di avere gravi problemi. Quindi non solo l’intervento è invasivo, ma ti porta a dover seguire per tutta la vita delle particolari tecniche nel mangiare.

Per quanto sappia che l’intervento è rischioso,” continua Manuela, “lo voglio fare perché la vita che sto vivendo non è la vita che voglio. Ho provato varie diete perdendo veramente tanti kg, ma poi arrivato lo stallo, che a volte può durare anche mesi, mi scoraggiavo e mollavo. Quando una persona ha una grossa obesità anche se perde quei 30 kg rimane comunque obesa, quindi ti demotivi e riprendi a mangiare. Ormai sono imprigionata nel mio corpo”.

Manuela ora sta aspettando la data del suo intervento, ma il messaggio che ci ha voluto dare, raccontandoci questa delicata storia di vita, è che non bisogna fermarsi all’apparenza, dietro all’aumento di peso c’è sempre una motivazione, che non per forza è il risultato di uno scarso autocontrollo a tavola.

Personalmente posso dire che Manuela è una donna veramente straordinaria, che è caduta tante volte, riuscendo sempre a rialzarsi, anche in situazioni veramente difficili. È un anima dolce e molto devota al suo lavoro, che svolge in maniera sublime.

Noi di Vitae le auguriamo tutto il bene di questa terra e che il suo corpo diventi, ai suoi occhi, bello come la sua anima, che noi abbiamo avuto la fortuna di vedere. Manuela Aiello, una bellissima farfalla pronta a volare.

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