PsicoLogicaMente: Cosa sono e quali sono i DSA. Occhio genitori….

Torna la nostra Psicologa Martina Deidda a farci riflettere con la sua rubrica PsicoLogicaMente, lettura consigliata sopratutto ai genitori, un pò di informazione non guasta mai….

Da vari anni ormai l’acronimo DSA (Disturbi Specifici dell’apprendimento) dilaga sopratutto
nell’ambiente scolastico e nonostante sia così diffuso, ancora oggi non tutti sono a conoscenza di
cosa essi siano o c'è ancora molta confusione sui loro nomi e sulle loro caratteristiche. Alcuni
genitori hanno a che fare con loro molto precocemente, altri in maniera tardiva ma appena
vengono nominati in tanti si domandano: ”Cosa sono i DSA?”.
Con il termine Disturbi Specifici dell’Apprendimento ci si riferisce a quella categoria diagnostica di
disturbi evolutivi, neurobiologici, geneticamente determinati, che riguardano l’apprendimento
della lettura, della scrittura ortografica o della grafia, e infine, del calcolo.
Quando alcune parti della nostra corteccia cerebrale non funzionano in maniera corretta allora si
potrebbero manifestare specifiche difficoltà.
In base al tipo di deficit si può parlare di:
 Dislessia o Disturbo specifico della lettura;
 Disortografia o Disturbo specifico della scrittura;
 Disgrafia o Disturbo specifico della grafia;
 Discalculia o Disturbo specifico delle abilità di numero e di calcolo.
Ovviamente per poter parlare di DSA è necessario che l’intelligenza del bambino sia nella norma,
non devono essere presenti deficit neurologici o sensoriali, e il livello nella lettura, nella scrittura e
nel calcolo (valutato attraverso determinati test standardizzati) deve essere al di sotto rispetto a
quanto previsto per l’età cronologica.
Il bambino con DSA è un bambino intelligente ma il suo cervello apprende in modo
diverso.

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Vediamo ora, in modo generale quali sono le caratteristiche di ciascun disturbo:

 La Dislessia è il disturbo più diffuso ed è quello specifico della lettura, è caratterizzata da
una minore velocità e/o correttezza. Si manifesta e si evolve in concomitanza dell’inizio
dell’attività scolastica, quando emergono le prime difficoltà nell’attivare in maniera
scorrevole e senza affaticamento tutte quelle operazioni mentali necessarie per leggere,
come riconoscere le lettere singole, le sillabe e infine le parole, associandole ai suoni
corrispondenti. Come accennato precedentemente gli aspetti tipici di tale disturbo sono la
frequenza degli errori e la lentezza nella decodifica: il bambino può, per esempio,
presentare difficoltà nel riconoscere e scambiare tra loro, grafemi che sono diversi a livello
visivo a causa di piccoli particolari, quali: “m” con “n”, “c” con “e”, “f” con “t”, “a” con “e”.
 La Disortografia si caratterizza da una minore correttezza ortografica nella scrittura sotto
dettatura e nella produzione autonoma del testo scritto; ovvero si evidenzia la difficoltà a
tradurre correttamente le parole in simboli grafici e a confondere il suono delle lettere (
per esempio “f/v”, “t/d”, “p/b”, “c/g”, “l/r”) oppure non vengono rispettate le corrette
regole dell’ortografia, per esempio il bambino unisce due parole che dovrebbero essere
staccate “incasa” anziché “in casa”, o ancora non riesce a riconoscere quando deve
mettere l’accento e le doppie.
 La Disgrafia è rappresentata da una minore velocità e qualità nella realizzazione degli
aspetti grafici, formali, della scrittura manuale; quindi ci ritroveremo una scrittura molto
spesso illeggibile, una pressione eccessiva e uno scarso rispetto degli spazi sul foglio.

 La Discalculia si manifesta con una compromissione a carico della cognizione numerica
(riconoscimento immediato di piccole quantità, seriazione, comparazione, strategie di
composizione e scomposizione di quantità, strategie di calcolo a mente) e/o nelle
procedure esecutive (lettura e scrittura dei numeri, incolonnamento) e/o calcolo scritto
(recupero dei fatti numerici e algoritmi del calcolo scritto). Si stima che circa il 3% della
popolazione studentesca sia affetta da tale disturbo ma gli errori collegati a questa
problematica molto spesso non vengono riconosciuti nell’immediato.
In conclusione, è possibile sostenere che questi disturbi non dipendono né dalla pigrizia né dalla
scarsa motivazione del bambino o da un insegnamento inadeguato ma, semplicemente, il loro
cervello apprende in modo diverso.
Per evitare che le difficoltà scolastiche intacchino l'autostima, la motivazione e il benessere del
bambino nell'ambiente scolastico consiglio sempre una valutazione degli apprendimenti
tempestiva per l'attuazione di tutte quelle attività necessarie a rendere meno frustrante i compiti
che il bambino deve svolgere a scuola e a casa.

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