La fantastica storia di un non vedente atipico: “Dipingo, lavoro e faccio scii nautico”

L’intervista di oggi è di quelle speciali, dato che il protagonista dell’intervista è una persona veramente fuori dagli schemi. Lui si chiama Andrea Ferrero, è nato nel 1971, è residente in Sardegna, ed è il cieco più anomalo che abbiamo mai incontrato.

“Lavoro al CRS4,” racconta Andrea, “ho iniziato in amministrazione perché, prima di diventare cieco, mi sono laureato in economia. Poi con il degenerare della mia vista sono stato spostato alla comunicazione, alla accessibilità dei musei e alla cultura”.

Andrea inizia così la sua storia, spiega quanto ami il suo lavoro e di come ogni mattina si svegli felice di andarci.

Alla domanda sul come sogna un non vedente, risponde con il sorriso sulle labbra.

“Esistono due categorie di ciechi, chi è nato cieco e chi invece lo è diventato , come me,” spiega Andrea, ”a volte mi capita di sognare con ricordi visivi che avevo, ma il sogno non è solo una prerogativa visiva, nel sogno vengono coinvolti tutti i sensi. Ma non solo nel sogno. Pensate che io, un anno fa, ho iniziato a dipingere, cosa veramente strana per un non vedente. Ero scettico, ma ho provato perché mia moglie ha insistito tanto. Ho iniziato per la prima volta con il pennello, ma non avevo bene il contatto, quindi ho deciso di dipingere con le mani, la mia maestra Annalisa Carta mi aiuta a mischiare i colori. L’idea parte da me, la espongo alla mia maestra d’arte che mi chiede che colori voglio utilizzare, tenete presente che i miei quadri si possono toccare, quindi sono adatti anche a persone che come me non vedono”.

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La passione di Andrea per la pittura non è la sola cosa che fa (anche se basterebbe per definirlo un cieco atipico). In questi giorni, infatti, partirà per la Maddalena a fare sci nautico con la moglie. Per chi ora sta pensando che Andrea sia un non vedente molto particolare, beh è comprensibile, anche noi all’inizio abbiamo avuto la vostra stessa impressione.

Vedendolo maneggiare il suo iPhone parlante, che riesce ad utilizzare in ogni sua funzione compresa quella di navigare sul web e sui social, capisco che non si è mai arreso alla sua condizione, ma anzi è riuscito a conviverci, andando avanti vivendo la sua vita al 100%, molto più di una persona normodotata.

“Utilizzo nei miei quadri anche un pennarello 3D,” continua Andrea, “in modo che sia tattile, poi per i contorni mi faccio aiutare da mia moglie. Penso che con l’invalidità, uno trovi le sue strategie per andare avanti nella vita. Un giorno una mia collega, che aveva scoperto che dipingevo, mi chiese di farle un ritratto. All’inizio la cosa mi è sembrata veramente strana, se non addirittura impossibile, ma poi decisi di provare a disegnare come la immaginavo io, in base alla sua voce e ai suoi modi. Mi sono fatto stampare una foto da mia moglie e le ho fatto ripassare i contorni, poi con il pennarello 3d ci ho colorato dentro. Ho iniziato prima con una mia foto, per vedere cosa ne usciva fuori e devo dire che ero soddisfatto. Alla fine è uscito un ritratto secondo Andrea Ferrero, questo per dimostrare che tutti possiamo trovare dei metodi per superare i limiti che la disabilità ci pone. Logicamente poi non chiedetemi di guidare”.

Andrea ride e fa battute sul suo problema, a volte gli viene pure detto che lui sembra felice di essere cieco, ma lui risponde prontamente che non lo è affatto, ma che è felice di avere una vita piena nonostante l’invalidità.

“Si trovano le strategie giuste per quello che si vuole fare,” continua Andrea, ”io nonostante la disabilità ho una vita felice, diciamo che ho una pacifica convivenza con la mia disabilità. Essere sani non vuol dire essere felici, io riesco ad esserlo anche con una malattia che nel 2018 è degenerativa, incurabile e invalidante. Chi è disabile si deve mettere in gioco, ma deve anche avvisare chi gli sta intorno dei suoi limiti. Ad esempio nel 2007 ero in barca a vela, a quei tempi ero ancora ipovedente. Io non avvisai l’istruttore e quando mi arrivò il boma in testa, a causa di una virata, naturalmente non riuscii a schivarlo a causa dei miei occhi. Li ho imparato che con la mia disabilità metto la mia vita nelle mani della gente, se io non parlo della mia problematica, aiutarmi diventa praticamente impossibile. Siamo noi invalidi che dobbiamo dare gli strumenti per aiutarci. Io a volte mi arrabbio con le persone con gravi problemi visivi che non dicono il loro problema, per vergogna o non so il perché. Prendiamo ad esempio il bastone, non è solo un ausilio per il non vedente ma anche un segnale per dire: ATTENZIONE, io ho questa disabilità visiva”.

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Andrea insiste nel fatto che gli invalidi di qualsiasi entità debbano comunque parlare di più dei loro problemi e non nascondersi, il dichiarare il proprio problema porta anche gli altri a sensibilizzarsi e, tramite il dialogo, a capire il giusto approccio.

“Perdere la vista,“ conclude Andrea, “è senza dubbio un trauma. Anche se le malattie degenerative ti danno il tempo di abituarti alla malattia, bisogna avere le spalle larghe per poterle affrontare. Hai paura del futuro, pensi a quello che facevi e che non fai più, ma comunque puoi trovare un giusto equilibrio ed essere felice, pur essendo la nostra società prettamente visiva, sono riuscito a trovare il mio spazio oltre la malattia”.

Andrea è una persona molto solare, molto impegnato nella società e nel lavoro, è un esempio di vita oltre la malattia. Lui è riuscito ad essere felice pur avendo un handicap importante, auguro a tutte le persone che affrontano qualcosa di riuscire a reagire come ha fatto Andrea.

2 pensieri su “La fantastica storia di un non vedente atipico: “Dipingo, lavoro e faccio scii nautico”

  1. “Essere sani non significa essere felici”…hai proprio ragione Andrea! Anzi spesso è il contrario, quando si dà tutto per scontato non sempre si riesce a godere appieno di ciò che la vita può regalarci!

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