Diario di una donna col cancro, la quiete prima della tempesta

In una sua bellissima canzone, Battisti cantava: “Le discese ardite / E le risalite / Su nel cielo aperto / E poi giù il deserto / E poi ancora in alto / Con un grande salto”. Ed è proprio così che ci si sente a leggere le pagine del Diario di Francesca, un turbinio di emozioni dalla più dolce alla più amara, gettate negli occhi di chi legge, senza nessun pudore, nella maniera più vivida possibile. È per questo che amiamo questo diario, è per questo che tutti tifiamo per lei, non perché è moralmente giusto augurare il bene a tutti, ma perché è oggettivamente impossibile non affezionarsi alla sua storia, alla sua anima, che ci mostra così com’è, perché non ha bisogno di artifici, è già bella così. Buona lettura.

Se volete recuperare le precedenti pagine del diario cliccate su questo link.

La mia settimana comincia di nuovo il mercoledì, che è quello della terza chemio e purtroppo non esordisce nel miglior dei modi: non ho più vene buone per inserire l’ago, le due povere infermiere ci provano per più di un ora, sono costernate e dispiaciute. Ad ogni tentativo si scusano, cerco di farle ridere dicendo che loro sono a 0 contro i 4 punti delle mie vene, che sto facendo apposta per accaparrarmi il letto che a breve si libererà, perché sulla poltrona non ci voglio stare. Al sesto o settimo tentativo ecco la vena buona… o quel che ne resta.

È ora di mettere il port, mandiamo subito avanti la richiesta. Fuori ci sono mamma e Raffaele che, perplessi, guardano e ascoltano. Il tempo passa veloce ed è già ora di pranzo, mangio i tramezzini e si va a casa. Ma prima passa l’oncologa a portarmi buone notizie! Ve le copio ‘paro paro’ dalla lettera delle dimissioni dell’ultima chemio (quella dopo la stampella per intenderci): ‘In relazione all’ottima risposta clinica e biochimica dopo 2 cicli, programmiamo il completamento del trattamento chemioterapico a 6 cicli’! Hanno detto ottima risposta perché i miei valori da 2000 son passati a 200 e io non posso che esultare! Valori di fegato, metastasi si son abbassati ancora e per la prima volta la mia oncologa si è sbilanciata dicendomi: ‘Francesca sei migliorata al di sopra delle nostre aspettative, vista l’età e l’aggressività del tumore non credevamo tanto e in così breve tempo. Se continui in questo modo, oltre ai 5 anni di terapia ormonale e la flebo per le ossa non dovrai fare altre chemio o terapie invasive’. Non sembrava la stessa dottoressa di Aprile, che bello! MA. Si ce lo metto io il ma, voglio restare coi piedi fissati, inchiodati a terra. Conosco il mio corpo, non conosco così bene Golia e il suo esercito invece. Comunque il mio umore è migliorato notevolmente dopo la notizia, ne avevo bisogno. Boccheggiavo nella paura di non sapere e di voler sapere.

Il quinto giorno, cioè il famoso lunedì svengo di nuovo, non più a ora di pranzo, ma a cena… dopo aver mangiato la pasta al forno con le melanzane, la mozzarella, la mortadella di mia sorella. Coincidenze? Naaa! Scherzo naturalmente! Mia sorella e il mio moroso mi prendevano in giro, perché stringevo i pantaloncini convinta che così non sarei svenuta: ‘Dai Fra molla ste braghe’. Vabbè ragazzi le mollo. Loro li vedo piccoli e celesti… dei puffi, Giulia mi parla, ma non capisco. Mi son riprendo con Giulia che mi caccia in bocca ciliege… basta! Ti prego son sazia! Mi portano sul divano e li finalmente mi sento libera di lasciarmi andare, tra l’agitazione di mia sorella e le rassicurazioni di Raffaele: ‘Tutto normale, a posto così, tranquilla!’. Lui queste convulsioni le ha già viste a Novembre. Mi riprendo e si torna a scherzare, prendendo in giro sta volta Giulia che si è impressionata (giustamente).

Mercoledì successivo è quello del port. Ore 7:00 digiuno, fortuna la sera prima sono andata al ristorante di sushi della mia amica Nathalie ad abbuffarmi in modo tale da aver più autonomia l’indomani mattina. Entro in sala alle 8: ‘Franci come sei colorata con tutti questi tatuaggi’, e in poco tempo mi ritrovo spogliata del camice e a spiegare il perché di ogni tatuaggio. Quello che riscuote più successo sono le mie patatine sul polso sinistro con scritto Together (insieme) e spiego ‘Il mio moroso ha il panino con scritto Better’ (meglio insieme). La sala operatoria scoppia a ridere, le infermiere chiamano chirurghe e radiologi a vedere e a dirci che siam tanto carini quanto ingordi! Il clima è esilarante, si ride e si scherza. La sala è come quella dei film: luci bianche e abbaglianti, fa freddissimo, il chirurgo dice davvero ‘Possiamo lavarci’ e si fa vestire con tanto di camice e guanti dalle infermiere, stando con gli avambracci all’insù. Un’infermiera mi si avvicina con un tubo gigante: ‘Eccolo qua, questo ti farà star bene’. ‘Scusa e dov’è che lo vorresti mettere?’ chiedo preoccupata. La sala torna a ridere. Maliziose, io ero preoccupata sul serio. È per una coperta riscaldata infine.

Non voglio sedativi, iniziano con anestesia, mi mettono una flebo e un po’ a testa in giù. Iniziamo e parte la musica: ‘Viaggio a un senso solo, senza ritorno se non in volo’. ‘Eh no cazzo!’ mi scappa, Grignani no. Poi tocca alla Pausini. Non ce la posso fare… ho cambiato idea: sedatemi! Scherzo. ‘Bisturi, forbici, taglia, sburta (dialetto si), ocio la’… wau!! Come nei film. ‘No no, extra sistole! Esci… ecco ok. No di nuovo. Ferma! Ok resta’. Sono in episodio di Grey’s Anatomy. Fico. Qualcosa lo rifanno più volte, non ho idea di che cosa parlino, canto i subsonica e penso al tatuaggio scemo mio e di Raffaele, lo abbiamo fatto dopo la mia ricaduta di Novembre. La malattia poteva separarci invece ci ha uniti, mettendoci a dura prova e io sono orgogliosa di noi, di lui e del nostro tatuaggio scemo. Abbiamo anche gli omini con la birra sulle braccia, il prossimo sarà il sushi. Quanti insulti ci arriveranno e noi rideremo di nuovo e ce ne fregheremo ancora una volta.

‘Bon Francesca ora ti faccio i punti e abbiamo finito contenta? Come ti senti?’. ‘Affamata!’, è l’unica cosa che mi esce. Altro boato di risate. Non posso mangiare finché il radiologo non da l’ok. Corrompo il radiologo gli dico di aver pietà di una giovane malata di cancro affamata, che ha poco appetito a causa delle cure (non dite niente). Funziona, in 5 minuti mi portano il vassoio con la colazione, che lascerò li per mangiare il crapfen con la marmellata portato da mamma. Dopo neanche due ore son dimessa e distesa sul divano di casa, leggermente dolorante ma felice di non aver trascorso l’intera giornata in quella stanza. Io credo che ormai un minimo mi conosciate, per cui vi domando: poteva esser così semplice? Certo che no.

Infatti, all’1:40 di quella stessa notte, dopo aver sentito telefonicamente la guardia medica, Giulia mi porterà d’urgenza al pronto soccorso… ma questa, questa è una storia di cui vi parlerò nella prossima pagina del diario.”

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3 pensieri su “Diario di una donna col cancro, la quiete prima della tempesta

  1. Grande Francy, sembra fi essere lì a fianco a te, sia in sala operatoria che fuori…CORAGGIO, il tuo Golia arretra, continua così 💪💪💪

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