Diario di una donna col cancro, ricomincia la battaglia

La fine delle vacanze, il ritorno alla routine. Per tutti è una vera scocciatura tornare ai propri doveri, dopo aver passato giorni di spensieratezza. Ma per la nostra Francesca è molto peggio, deve ritornare alla sua cruenta battaglia. Una battaglia senza esclusione di colpi, che si fa sempre più brutale ad ogni chemio. Ormai siamo alla quinta, si potrebbe pensare che ormai ci si faccia l’abitudine, ma ad ogni pre-chemio c’è sempre incertezza, ogni post-chemio è una tortura. Francesca è in guerra. Golia e il suo esercito sembrano sempre più forti, ma anche la nostra guerriera ha un esercito speciale. Un esercito di amici, famigliari, conoscenti che tengono a lei. Un esercito fatto d’amore, di sacrifici, di affetto, di volontà. Alla guerriera di Trieste la forza non manca e con un esercito così… si può solo vincere. Keep Calm And Fuck Golia! Buona lettura.

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Le nostre vacanze sono andate bene, poco rilassanti, ma molto divertenti. Spiagge, piscine, acqua park e ristoranti, ci siamo viziati a questo giro. Davide era al settimo cielo, infatti siamo stati promossi: ‘Mamma da 0 a 10, questa vacanza vale 30′. Evvai! Siamo esausti ma appagati e poi all’acqua park si è divertito più Raffaele di Davide, sono certa. Nessun pentimento di aver trascorso questi giorni di relax, quando forse avrei potuto fare la chemio. Mi son serviti a staccare la testa da Golia. Ci son stati momenti in cui mi scordavo delle metastasi. Nessun ripensamento. Lo rifarei perché ha fatto bene non solo a me, ma anche ai miei due uomini e ai neutrofili!

Dopo tre mesi di terapia mi affaccio alla quinta chemio con un seno duro, gonfio e rosso come quello di maggio e con fatica riesco a muover il braccio destro. Sono spaventata. Nella gelida stanzetta sono sola con la mia oncologa, ma sono comunque serena. La dottoressa mi visita e anche lei come me resta stupita, eppure la risonanza del 2 Agosto diceva che Golia si era ristretto di mezzo centimetro! Cosa può essere? ‘O linfa bloccata o troppo tempo tra una chemio e l’altra’. Cioè due settimane mi han ridotta così? E se smetto la chemio ogni volta, mi ritrovo ad avere una taglia dolorante in più? Senza chemio non posso stare? ‘Parleremo in equipe oggi Francesca, e ti faremo sapere se facciamo ecografia o chemio mercoledì’. Adesso sono turbata, stordita e in attesa, tanto per cambiare. Ricevo nel pomeriggio la chiamata: ‘Chemio mercoledì alle 9.30’… meno male!! La voglio e non la voglio. La desidero perché so che mi farà tornare come prima il seno, ma non la voglio per tutta la merda che mi devo portar dietro. L’idea del cortisone mi fa salire il vomito. L’odore di ospedale, l’idea dei tubi nel mio corpo mi fa salire il vomito. Sono stanca… ma non ci penso! È arrivata Chiara amici miei. Chiara da Reggio Emilia, l’ho conosciuta su FB tramite una nostra passione comune: i libri. In particolare Pennac in quel momento… 4 anni e mezzo fa ormai. È un legame sano, lei mi regala leggerezza e un punto di vista della vita decisamente meno cinico e scettico del mio, io le regalo la mia fermezza, lucidità e cinismo che a lei talvolta mancano e che le farebbero comodo. Ci compensiamo in qualche modo. È l’amica che tutti vorrebbero, perché ride sempre e fa le battute da stordita quando meno te l’aspetti. Le nostre vite si somigliano, al punto che ci capitano cose simili a km di distanza con pochi giorni di differenza. Lei è la parte buona, dolce di me. Ed eccola qui in tutta la sua vitalità! Piange appena mi vede in stazione e mi stringe contro la tetta malata, ma chissefrega! Son 3 anni che non la vedo! Mangiamo? Eh certo! Lei è una mezza fogna come me! E via di aperitivo triestino… lei, io e il mio papà che come al solito fa da tassista. Chiara mi tocca, mi cerca, mi guarda con gli occhi di una bambina con lo zucchero filato in mano in mezzo ad una fiera di giocattoli: si accerta che sia tutto vero. Ci sono amica mia! Parliamo di tutto… troppi argomenti, affrontati velocemente perché il tempo è poco, Chiara mi svuota la mente dallo schifo con tutti i suoi: ‘Ho capito veh, scialla neh!’. Ci sfondiamo di cibo e lei anche di alcool. Io mi trattengo, perché nei giorni precedenti in Croazia non ho pensato al mio fegato diciamo. Si muove per casa come se ci abitasse da sempre e Giulia e Raff l’accolgono come una sorella. mi accompagna lei a far la terapia, è emozionata e si sente addosso una gran responsabilità: sostituisce uno della famiglia. Passano Giulia e mamma a lasciarle vino triestino, i crapfen e ancora un abbraccio. Entra l’oncologa primaria: ‘Francesca! Allora con sto seno che facciamo? Ho visto che gli esami son peggiorati un po’… i valori delle metastasi e i marcatori tumorali, non so da cosa sia dovuto. Rifletteremo se fare ancora una chemio o passare direttamente all’ormonale per bocca!’. ‘Ma lei è preoccupata per i miei valori che si son alzati?’, domando io. ‘Direi di no. Ora vediamo come reagisce dopo la terapia di oggi’. Io voglio un’arma, che sia per bocca, per endovena o per mano io devo tener Golia buono nel suo quadrante esterno a destra… fermo li. Immobile! Può solo diminuire in grandezza.

Ovattata esco dall’ospedale, Chiara guida e ci porta a casa, mi accompagna a letto e mi fa riposare come fa con le sue figlie. Dormo. Quando mi sveglio, mi prepara i tortelli che ha portato da casa sua. Si arrangia in cucina, mentre io sono alla ricerca di lucidità. Pranziamo, ma c’è della pesantezza che accompagna il nostro pasto: la sua imminente partenza. Eccoci in stazione pronte a piangere entrambe. Lei piange in treno e io in auto con papà. A presto Chiaretta mia…

I giorni che seguono la sua partenza son duri, molto. Sto da cani. Ho dolori in tutto il corpo, tensioni e pensieri bui. Ho paura che la terapia non abbia funzionato, ho paura di star peggiorando, che la mia vita si stia accorciando. La notte non dormo dai dolori e alle 4.30 del mattino mi ritrovo con Raffaele in mezzo la strada a passeggiare alla ricerca di non si sa cosa: distrazione? Diminuzione del dolore? Stancarmi per poi finalmente dormire? Perder tempo per farsi venire un’altra idea? Non lo sappiamo, ma camminiamo in questa strada fredda e bagnata, io zoppico e lui mi sorregge. Prova a calmarmi con parole bellissime e confortanti, ma che ho dimenticato perché non lo sono stata a sentire, ricordo però i suoi occhi stanchi e preoccupati. Ricordo le sue mani sulle mie gambe, a massaggiarle fin quando non sarei crollata. Ed è solo dopo questo contatto che mi abbandono e riposo qualche ora. Il giorno dopo vengono i miei a casa nostra per calmarmi, ma non ascolto nemmeno le loro splendide parole: toglietemi i dolori. Toglietemi i pensieri. Non voglio altro. Ma è tutto l’altro che ricevo, che è invece la mia guarigione. Ricevo massaggi, reiki e cranio sacrale da mamma. Raffaele mi massaggia di giorno, pomeriggio e notte e mi fa ridere tantissimo. Papà è sempre al mio fianco a sorreggermi in caso di svenimento, loro sembra sappiano come muoversi, come parlarmi e come sostenermi. Non voglio stare sola, voglio stare aggrappata a mia mamma. Dove cazzo la trova tutta sta forza per aiutarmi? E non si limita mica a fare solo questo eh, fa la nonna portando Davide al mare, fa 2 spese al giorno, cucina per noi e per Freddie, si ricorda del bollo che scade a mia sorella, della revisione in scadenza della mia auto e di far cambiare la maglia a mio papà perché con quella che ha addosso è inguardabile. Si droga forse? In effetti sta battendo sempre con più frequenza la pista della cannabis terapeutica per me.

Mi sento una bambina, mi trattano da bambina, ho abbassato le mie difese e un bimbo va sempre protetto, ecco quel che fanno mi proteggono senza cadere nel banale o nella compassione malata. Ognuno di loro non si limita ad investire il suo ruolo. Tutti fanno tutto e anche di più e non c’è gratitudine che tenga qui… una vita di gratitudine non basta per ripagarli. Davidino è dal papà per fortuna e mi chiama ogni giorno per tre giorni, chiedendomi di tornare a mangiare la pizza e il gelato a kg. Glielo prometto, deve solo darmi qualche giorno per rimettermi in forze… quasi quasi ci inizio a credere anche io. Voglio le mie forze.

La mia serenità e vedere la psicologa. Vado da Luana dopo una mattinata impegnativa col gabinetto, lei mi tranquillizza sempre, non credo lo faccia come con i matti ‘Si stella, te ga ragion ti!’, fa sul serio… o forse fa parte del suo mestiere?! Quel giorno usa con me termini senza cercare di alleggerirli: morte, panico, i sensi di colpa lasciali agli altri, futuro, paura, progetti e mi chiede anche dei miei peli. Si potrebbe trarre qualcosa di buono dalla chemioterapia se l’uomo s’impegnasse a studiarne le componenti buone! Esco che mi sento più leggera dentro e fuori. Non mi fa sempre sto effetto, a volte esco che peso 100 kg, a volte non vorrei proprio uscire dalla sua stanza profumata, disordinata e accogliente allo stesso tempo, a volte (una sola credo) sono uscita sbattendo la porta e mandandola a quel paese… per poi tornare settimane dopo a dirle che in effetti aveva ragione. ‘Andare dallo psicologo’, una volta provavo vergogna a dirlo, ora mi sento di consigliarlo ad ogni persona che incontro. È come guardarsi allo specchio e dirsi in faccia le peggio cose ad alta voce. Fa male e fa bene allo stesso tempo, Luana non mi fornisce nessuna risposta pronta, mi ci fa arrivare con la pazienza, con i ragionamenti, con i disegni o con dei ‘compiti a casa’. Ti metti in gioco, ti smonti e ti rimonti in autonomia o quasi, se perdi un pezzo lei ti fa pensare a dove potresti averlo messo: ed è esattamente li. È una mamma mancata, è molto materna quanto severa, a tratti dura come il marmo, a volte appiccicosa come il miele.

Nel suo studio ho imparato a piangere, ad abbracciare. A metter da parte il rancore, a capire Davide, a migliorami come madre, come donna. Oh ma mica in tre sedute eh?? Nove anni di terapia!! Mi conosce, non ho segreti. Tanto se ce li ho mi becca! Non ho scampo con la mia ‘Psyco’!
Mi piace così com’è, mi piace quando mi prende in giro sui miei difetti, mi piace che mi rifila i suoi cracker dietetici scaduti perché a lei non piacciono, mi piace tifare con lei Valentino Rossi nei weekend, mi piace perché mi vuole bene.

La testa è tornata lucida. I dolori sono sopportabili.
Pronta per il prossimo incontro Golia!
Fight!”

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4 pensieri su “Diario di una donna col cancro, ricomincia la battaglia

  1. Ciao Francy, sai ormai ti leggo da un po’ e piano piano, grazie ai tuoi racconti, sto imparando a conoscerti e ti ammiro molto per la tua forza, determinazione. Leggendoti, è come se vedessi con i tuoi occhi e provare le tue stesse sensazioni.. grazie per condividere con noi la tua battaglia! Sei forte!💪 Golia ha i giorni contati 😉ti abbraccio forte guerriera! Mersia.

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  2. Ciao Francesca, leggo le tue parole sin dal primo articolo che è stato pubblicato sul blog. Oggi sono arrivata a casa dal lavoro e sono rimasta in piedi sulla soglia di casa a leggere le tue parole… Era come se fossi lì con te! Ho sentito un fortissimo desiderio di abbracciarti. Non riuscirei ad esprimere a parole tutto quello che sento per te e per la tua storia così vicina alla mia eppure così diversa. Solo abbracciandoti forte potrei dare una risposta a questo mio trasporto verso di te. Non ci conosciamo, per te sono una perfetta sconosciuta… nonostante ciò ti penso e faccio il tifo per te! Dal profondo del mio cuore! Un abbraccio!

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  3. Non ti conosco ma grazie alle tue parole ho avuto il privilegio di conoscere squarci della tua vita, che tu regali con parole semplici, misurate, lucide, ironiche, intelligenti… non so se sia possibile ma ti invio con il pensiero ed il cuore tutta l’energia positiva che posso… E mi inchino di fronte alla tua forza e alla potenza della tua lotta… un abbraccio forte, a sinistra..

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