Diario di una mamma sclerotica: è nato Christian ma…

Per molti di voi che stavano aspettando il continuo del Diario di una mamma sclerotica, eccovi accontentati, mentre per chi non ha letto la prima parte dell’articolo “taglio cesareo” vi consiglio di leggerlo cliccando qui.

Manuel, il giovane anestesista continuava a parlarmi di , passatemi il termini, sciollori per non farmi pensare che ero legata su un tavolo operatorio a mezzanotte e che avevo la pancia aperta.

Logicamente nulla serviva a non farmi pensare, ancora meno quando ho scoperto che guardando la grande lampada sopra la mia testa vedevo il campo operatorio, mi chiedo ancora come non sono svenuta.

A un certo punto sento un urlo molo stridulo, sembrava quasi un gattino piccolo alla quale avevano schiacciato la coda, vedo mia madre che si gira verso di me con un sorriso a 35 dentiere

-E’ nato, è il bambino!!!!

Io ero stordita e come al solito non ci capivo nulla, mamma inizia la cantilena dicendomi

-Sei mamma, sei mamma, sei mamma…

Forse si era impallata pure lei.

Lui continuava a piangere e io non vedevo cosa stava succedendo ma immaginavo fossero i controlli di routine.

Mia madre sparisce, figurati se non correva dal nipote dimenticandosi della promessa DI NON LASCIARMI SOLA NEMMENO UN ATTIMO, va beh pazienza continuo ad ascoltare come Manuel avrebbe voluto fare lo psicologo anestesista.

D’improvviso arrivano con questo mini bambino super sporco e me lo poggiano urlante vicino al viso, non potevo toccarlo visto che ero legata, potevo solo guardarlo urlare.

Non è vero che in quel secondo capisci tutto dalla vita, io non ci capivo proprio un caxxo.

Lo riprendono subito e continuano a maneggiare su di lui , poi si avvicina mamma con la pediatra e mi dicono che il bambino va trasferito al policlinico immediatamente , nemmeno il tempo per il bagnetto con il papà.

Non posso dire nulla annuisco.

Me lo mettono nuovamente vicino due secondi per salutarlo, lui inizia a succhiarmi il mento, io penso “ Poverino deve avere molta fame”, poi un attimo in braccio al babbo e via in partenza per Cagliari.

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Io mi ritrovo sul tavolo operatorio, ancora legata , ancora li, molto tremolante con mille voci che mi parlano ma io non capisco nulla.

In testa solo una gran confusione.

Finito l intervento mi portano nella mia stanza, saranno ormai l’una di notte , forse anche l’una e mezza, mamma ed Ivan sono in camera con me e io non riesco a smettere di tremare, l’anestesia c’è ancora quindi non sento dolori, mi chiedo solo se il bambino è arrivato e cosa è successo.

Passano le ore, svanisce l’anestesia , iniziano i dolori, ma del bambino nessuna notizia, guardo fuori dalla finestra ormai c’è gia luce , saranno le cinque e del bambino ancora nulla.

Ivan è buttato nel letto vicino, crollato, mamma su una poltrona ma dalla faccia si vede che non è tranquilla.

A un certo punto entra in camera la pediatra, finalmente, mi dice che il bambino è al policlinico che è peggiorato e per questo lo hanno messo in terapia intensiva e che aveva l’ossigeno per respirare.

Io la guardo terrorizzata, qualcosa mi sta sfuggendo di mano, l’ossigeno ? terapia intensiva? Cosaaaaa?

Panico a mille…. Ma questo ve lo racconterò nel prossimo articolo.

To be continued……..

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